Pellegrinaggio laico

data:

24/07/2026

Testata:

Internazionale - Cultura Arte

Autore:

Christian Raimo

Argomento

IL PROCESSO

Da più di vent’anni il cimitero militare germanico del passo della Futa sull’Appennino tosco-romagnolo, dove sono sepolti più di trentamila soldati della Wehrmacht caduti sulla Linea gotica, è il palco scelto da archiviozeta, la compagnia fondata da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, per mettere in scena i classici del novecento.

Dopo La montagna incantata di Thomas Mann, il 25 luglio debutta la seconda e ultima parte del Processo di Franz Kaa (la prima era già in scena nel 2025). Ogni cosa si può vedere nell’arco di due giornate fino al 23 agosto, con la luce sui gradoni e le lapidi nella cripta. La scelta drammaturgica (una delle ragioni del premio Ubu 2024) è ogni volta radicale: qui l’identità di Josef K. non è fissa, passa come un’anima tra gli attori in scena, una deposizione collettiva. La ragione per salire fino alla Futa è questa tensione tra testo e luogo: riflettere sulla colpa, sulla burocrazia dello sterminio, camminando tra i caduti nazisti significa immaginare di sedere tutti sul banco degli imputati, immedesimarsi in un’umanità indifferente nella prefigurazione totalitaria che Kaa aveva visto prima di chiunque.

In un’estate di festival che spesso confondono il teatro con l’intrattenimento diffuso, la Futa resta un pellegrinaggio laico, un rito culturale per dirla con i registi. Ci si deve un po’ organizzare, prenotare sul sito archiviozeta.eu, e andarci in macchina, o a piedi lungo la Via degli Dei, magari come tappa di un pellegrinaggio anche più lungo.

Christian Raimo

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di Franz Kafka

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