Il processo

data:

15/08/2025

Testata:

il dramma

Autore:

Paolo Randazzo

Argomento

IL PROCESSO

C’è una parola che può sintetizzare il senso dello spettacolo “Il processo” che, liberamente tratto dal romanzo capolavoro di Kafka, la compagnia bolognese Archiviozeta ha presentato, dall’1 al 17 agosto 2025, negli spazi del “Cimitero militare

Germanico” del Passo della Futa (tra le provincie di Bologna e Firenze): questa parola è “vertigine”. La sensazione fisica di smarrimento, movimento incontrollato, perdita d’equilibrio che si avverte di fronte a qualcosa che è troppo oltre la nostra capacità di acquisizione e gestione sensoriale. Questa parola può essere usata anche metaforicamente per indicare l’inquietudine e lo smarrimento che si avvertono, per motivi intellettuali e spirituali, di fronte a qualcosa che è oltre la nostra semplice capacità di comprensione e razionalizzazione. Perché usare questa parola come chiave per spiegare il senso di questo spettacolo? Perché, seppure Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni da più vent’anni costruiscono alla Futa e in altri luoghi significativi e non convenzionali degli spettacoli tratti dalla tragedia greca, da Shakespeare, dalla grande narrativa otto-novecentesca (da Dostevskij, Thomas Mann fino a Vasilij Grossman), dalla filosofia e dal pensiero critico, è questo senso di vertigine che devono affrontare ogni volta e mantenere vivo, per assegnare ad ogni allestimento quello che forse è il segno principale della loro poetica: concepire e comunicare la tremenda complessità della storia. Si tratta di gestire contemporaneamente la complessità del segno letterario, drammaturgico, narrativo, speculativo, mettendolo in dialogo non solo con una dimensione teatrale e performativa che si dispiega su spazi irregolari per il teatro, ma soprattutto con la potenza del senso veicolato da un luogo autonomamente significativo e simbolico. In questo caso un capolavoro dell’architettura novecentesca, il Cimitero militare germanico del Passo della Futa, concepito da Dieter Oesterlen e realizzato tra il 1961 e il ’69 per accogliere le salme di più di trentamila soldati tedeschi caduti in Italia durante la seconda guerra mondiale, rammemora la disumanità della follia bellica, per giunta dalla parte dei vinti, e si trova a dialogare con la misteriosa densità concettuale che connota quel capolavoro che è il Processo di Kafka. In altri casi la Risiera di San Sabba a Trieste, a Bologna (la città in cui la compagnia risiede) a Villa Aldini, l’Istituto Ortopedico Rizzoli a San Michele in Bosco, il cimitero di San Cataldo “Mario Rossi” a Modena, a Roma il Museo della Liberazione di via Tasso, diversi musei archeologici un po’ in tutto il paese hanno dialogato teatralmente con altri capolavori teatrali o letterari. Perché vertigine? Perché si tratta di elaborare delle riscritture che attraversino e incorporino, come esito di un serio dialogo culturale e spirituale e come eco di senso e prospettiva storica, le vicende, i pensieri, le ideologie, ma anche le negatività, le follie, le afflizioni ideologiche, le significazioni del male, che sono state simbolicamente elaborate nella strutturazione formale o nella conservazione memoriale di quei luoghi e di quei testi. In questo spettacolo, il dialogo tra e con Kafka e il Cimitero militare della Futa, avviene anzitutto sul versante della drammaturgia, ovvero della ricollocazione su un piano drammatico, puntuale e performativo, della straordinaria ricchezza concettuale del romanzo in questione (l’arbitrarietà della giustizia, la profondità quasi metafisica delle dimensioni della colpa e dell’innocenza, la difficoltà umana inaggirabile del processo e del giudizio, la strutturale incomunicabilità tra le persone, il legame tra diritto e potere, la violenza della pena), poi sul piano della regia. Anzi si potrebbe dire che il lavoro drammaturgico prosegue direttamente nel lavoro registico e che questo, proprio perché si esercita da più di vent’anni in tale particolare dimensione spaziale, sembra comprensibilmente più concentrato a conservare, coltivare e proporre quel senso di vertigine, a cui ci si riferiva, che a strutturare uno spettacolo esatto e del tutto rifinito. A riprova di questa prevalenza del lavoro drammaturgico su quello registico si possono considerare diversi elementi: ad esempio gli spostamenti del personaggio di K. fra gli attori che agiscono in scena, l’alternarsi inquieto e pensato di azione e narrazione e, siccome l’io di Joseph K. è svelato e costruito in una dinamica di continua sottrazione, la speculare e percepibile proiezione nel pubblico dell’io smarrito e incomprensibilmente processato del protagonista. A costruire e recitare c’è insomma un ensemble che appare sempre più coeso e affiatato: con gli stessi Guidotti e Sangiovanni (che oltre a drammaturgia e regia, firmano anche scene e costumi), ci sono in scena Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti. Delle musiche, raffinate e oggetto di ricerca intelligente e non scontata, si è occupato come consulente Patrizio Barontini.

Archiviozeta
IL PROCESSO, primo dibattimento.
Da Franz Kafka, in occasione del centenario della pubblicazione del romanzo 1925/2025. Dal 1 al 17 agosto 2025 nel Cimitero Futa Pass (FI). Drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni. Con Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Enrica Sangiovanni. Consulenza musicale di Patrizio Barontini. Scenografia, costumi, oggetti di scena di Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni. Ufficio stampa: Francesca Rossini – Laboratorio delle parole grafica Silvia Galliani. Produzione di Archiviozeta con il contributo di Regione Emilia Romagna, Mic Direzione generale spettacolo

Foto Franco Guardascione

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