L’anatomia come forma d’arte e di teatro
21/11/2025
Persinsala
Ludovico Cantisani
GRAN TEATRO ANATOMICO
La compagnia Archivio Zeta aveva già presentato lo scorso anno un adattamento de La montagna incantata di Thomas Mann, divisa in due parti e inscenata nell’ambiente non teatrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, un polo innovativo della medicina italiana attivo sin dal finire dell’Ottocento e tuttora considerato all’avanguardia e dove, per un’evocativa coincidenza storico-biografica, la grande poetessa e pensatrice Cristina Campo visse alcuni anni della sua vita. Quest’anno Archivio Zeta torna al Rizzoli con Gran Teatro Anatomico e il fil rouge di questo nuovo spettacolo – l’evoluzione del rapporto tra i progressi della medicina occidentale e la concezione del corpo umano tra Seicento e Ottocento – è non meno adatto a un’ambientazione ospedaliera delle vicende introspettive del giovane Castorp nel sanatorio svizzero immaginato da Mann.
Molto liberamente ispirato ad alcuni racconti di Olga Tokarczuk, scrittrice polacca premio Nobel nel 2018, contenuti nella raccolta I Vagabondi, Gran Teatro Anatomico racconta essenzialmente tre storie, alternate in un’impostazione diacronica. La prima storia si colloca nel Seicento olandese, quando l’anatomista Philip Verheyen seziona con l’aiuto dell’assistente Willelm la propria gamba amputata, in vista della partecipazione al Gran Teatro Anatomico (una vasta esposizione di corpi e studi medici) e della scrittura del trattato scientifico che porterà a termine prima di morire. Nel Settecento viennese, invece, la giovane Josephine von Feuchtersleben reclama con forza dall’imperatore il corpo del padre Angelo Soliman, un nero che, affrancatosi dalla schiavitù, era arrivato a godere dei favori della corte austriaca del tempo, ma che da morto era finito esposto come un animale impagliato nella Wunderkammer imperiale. La terza linea narrativa ci porta nella Parigi del 1849, ed è incentrata su Ludwika, la sorella di Fryderyk Chopin, che dopo la morte del grande compositore assiste personalmente alla sua autopsia; l’organizzazione del funerale parigino è travagliata, e le esequie sono ritardate a causa dell’iniziale rifiuto del parroco della chiesa della Madeleine di ammettere al suo interno donne che potessero cantare il Requiem di Mozart, secondo le richieste testamentarie di Chopin; infine, Ludwika riesce a riportare il cuore del fratello nella natia Polonia, così come lui desiderava.
Echi spinoziani – e foucaultiani – risuonano lungo tutto lo spettacolo, che, come dicono le note di regia, vuole indirizzare «uno sguardo rivolto all’interno, al corpo umano, e uno sguardo fuori, verso il grande organismo dell’universo: micro- e macroscala svelano un infinito sistema di somiglianze». Gran Teatro Anatomico si propone come «una riflessione sulla complessità del corpo umano in relazione al cosmo, sul dolore e la ricerca di equilibrio, sull’onda potente della vita che attraversa il tempo». Forte è nello spettacolo l’attenzione al dato materico, tanto nella resa dei disegni e dei diagrammi che ritraggono sezioni del corpo umano per come era noto nel passato, quanto nella realizzazione dei costumi d’epoca.
Gran Teatro Anatomico inizia individuando nel 1542 l’anno del silenzioso avvio dell’età moderna, grazie agli studi in campo astronomico di Copernico e in campo medico di Vesalio: mossa dall’imperativo «dobbiamo studiare il nostro dolore», la scuola degli anatomisti olandesi compie nei decenni successivi importanti scoperte che porteranno a un significativo progresso nella medicina, come quella della corda Achillis, il tendine che lega assieme tallone e polpaccio. La concezione del corpo umano che emerge da Gran Teatro Anatomico è quello di un elemento cruciale e sfuggente, in cui gli anatomisti si immergono «come se si stesse risalendo un fiume alla ricerca della sorgente»; un corpo costantemente sotto gli occhi e le ambizioni di controllo da parte del potere, ma capace di rivendicare una sua irriducibile autonomia e incontrollabilità.
Gran Teatro Anatomico si colloca alla confluenza tra le due principali direttrici del lavoro di Archivio Zeta: da un lato, la dimensione della performance site-specific, che li ha portati a presentare i loro precedenti spettacoli in contesti quali il Cimitero Militare Tedesco della Futa a Monte Sole, vari musei della Resistenza o le località che gravitavano nella Seconda guerra mondiale intorno alla cosiddetta Linea Gotica; dall’altro, il lavoro sulla memoria in quanto veicolo di storie e di Storia, che porta a un’operazione di scavo in testimonianze micrologiche capaci da sole di evocare il senso di tutta un’epoca, o, ancor di più, di un momento di svolta e di cambiamento storico. Con l’intreccio armonioso e polifonico delle tre storie e dei tre secoli lungo cui si sviluppano, Gran Teatro Anatomico arriva a farci scorgere una forma grandiosa di specifico teatrale, e un esempio di testimonianza e reinterpretazione della Storia per cui non è infondato scomodare l’aggettivo di filosofica.
Lo spettacolo continua
Istituto Ortopedico Rizzoli
Bologna, via Giulio Cesare Pupilli 1
fino al 23 novembre
venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18 e 21Archivio Zeta presenta
Gran Teatro Anatomico
drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni
linfa liberamente tratta dalle storie di Olga Tokarczuk
con Gianluca Guidotti, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Ermelinda Nasuto, Enrica Sangiovanni
consulenza musicale Patrizio Barontini
costumi Emanuela Dall’Aglio
tecnica Elio Guidotti
grafiche stampe anatomiche Andrea Sangiovanni
produzione archiviozete
parte di VISTA PARADOX 2025 prospettive culturali realizzato con il sostegno del Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività, nell’ambito dell’accordo di programma con MiC Direzione Generale Spettacolo a sostegno di attività di spettacolo dal vivo nelle aree periferiche
e con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Fondazione Carisbo
in collaborazione con IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli
nell’ambito del Patto per la lettura Bologna