BACCANTI

di Euripide

BACCANTI

di Euripide

Ecco la gioia: una terra deserta di uomini,

germogli che sbocciano occulti

nell’ombra di una selva.

 

BACCANTI

di Euripide

drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

con
Diana Dardi – Penteo, Agave
Gianluca Guidotti – Cadmo
Pouria Jashn Tirgan – Dioniso
Giuseppe Losacco – Coro, Guardia, Messaggero
Andrea Maffetti – Coro, Tiresia, Messaggero
Enrica Sangiovanni – Dioniso
Giacomo Tamburini – Coro, Messaggero, duduk

partitura musicale Patrizio Barontini
movimenti scenici Giuditta de Concini
teatro nel bosco a cura di Francesca Zanardi realizzato con Valentino Casula e Germano Zagni
sartoria les libellules Studio
conflagrazioni poetiche Ovidio, Roberto Calasso, Giorgio Ieranò, Paolo Pecere
foto di scena Franco Guardascione
grafica nonsinaviga
produzione archiviozeta 2023

durata 1h30min

 

 

nell’ambito di inosservanza 2023

con il sostegno e la collaborazione di

Dopo aver attraversato Eschilo (I Persiani, 2003 – Sette contro Tebe, 2005 – Prometeo incatenato, 2008 – Orestea, 2010/2013) e Sofocle (Antigone, 2006, 2018, 2020 – Edipo re, 2011, 2015, 2021) molto spesso in spazi fuori dall’ordinario come il Cimitero militare germanico del passo della Futa (FI), il Sasso di San Zanobi (FI), il Sacrario di Sant’Anna di Stazzema (LU), il Parco storico di Monte Sole – Marzabotto (BO), il Teatro di Segesta (TP), il Teatro romano di Fiesole (FI), la compagnia archiviozeta (Premio Rete Critica 2014) a maggio del 2023 debutta a Villa Aldini, nell’ambito di inosservanza – progetto di residenza artistica e riqualificazione urbana nato in collaborazione con il Comune di Bologna – con una nuova produzione e affronta per la prima volta una tragedia di Euripide: Baccanti.

Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti guidano un affiatato gruppo di giovani attrici e attori alla scoperta di uno dei testi fondamentali del teatro antico, un inno alla vita indistruttibile, un capolavoro poetico e filosofico contemporaneo. La sfida è di provare a rileggere la tragedia con occhi nuovi, cercando di rimuovere il deposito di immagini stereotipate accumulatesi nel corso del tempo: andare al cuore dell’antico edificio tragico per far emergere nuove vie sia per quanto riguarda l’analisi del testo che la messa in scena.

La storia di Dioniso è un viaggio multiforme che parte da molto lontano e si sovrappone e mischia con le leggende indiane di Śiva: potremmo dire che il Dionisismo è stata una declinazione occidentale dello Shivaismo e ha rappresentato, in immagini e in versi, l’essere umano in comunione con il tutto, con la vita selvaggia, con gli animali della montagna e con la foresta. Per dare corpo e vita al nostro Dioniso e porlo al centro delle domande cruciali del nostro tempo – a partire dal nostro rapporto con la natura – abbiamo deciso di rifarci liberamente alla cultura indiana – così distante ma ancora così viva – a quel variopinto giacimento di gesti, posture, sguardi; un vero e proprio alfabeto fisico che abbiamo iniziato ad esplorare sapientemente guidati da Giuditta de Concini, maestra di danza indiana Bharatanatyam. Anche la partitura musicale pensata con Patrizio Barontini, eseguita dal vivo, è un contrappunto che dialoga costantemente con la parola, innervandola con estrema delicatezza di ritmi, echi, melodie esoticamente dionisiache ma che spesso scivolano verso la modernità.

Siamo immersi in un mondo ambiguo e misterioso che Euripide con estrema saggezza dissemina di tranelli, false piste, equivoci, pericoli. Il discorso su Dioniso è complesso perché per la prima volta si manifesta sulla scena, nel teatro a lui intitolato, un attore che dichiara di essere egli stesso Dioniso, il dio del teatro: è quindi prima di tutto una riflessione sul teatro e il suo doppio, sul vedere e sull’illusione di vedere. Anche per questo nel nostro allestimento Dioniso è interpretato – in simbiosi – da un’attrice e da un attore contemporaneamente, a significare la natura doppia, imprendibile, androgina e instabile del dio fanciullo e toro, sacerdote e regista. Penteo invece è interpretato da un’attrice che impersona un uomo che si traveste da donna: la stessa attrice, nella scena finale, andrà a interpretare anche la madre Agave, che rientra in scena dopo aver decapitato – in realtà nella finzione smascherato – il figlio Penteo, cioè se stessa/o. Come sempre nel teatro greco il gioco delle parti è indissolubilmente legato al significato. Il coro di Baccanti che lavora in scena ispirandosi ad un canone coreografico e musicale orientale, in questo spettacolo metamorfico, è interpretato da attori uomini che sono, a loro volta, le maschere liquide del dio: miele, acqua, latte e naturalmente vino. Il coro evoca e incarna le meravigliose narrazioni del mito e si fa messaggero dei racconti, di tutto quello che in scena non vedremo mai.

Lo spettacolo è anche un viaggio nei diversi luoghi del parco di Villa Aldini: la Chiesa della Rotonda della Madonna del Monte è santuario di Dioniso e tomba di sua madre Semele, la Villa con il colonnato e il timpano neoclassico è Tebe e palazzo di Penteo, il parco e il bosco diventano il mitico monte Citerone dove si arriverà alla fine per ascoltare le descrizioni meticolosamente ossessive dei messaggeri che sfidano a parole la natura: le parole in accumulo sono qui per celebrare i culti del nuovo dio straniero, un dio effimero che danza e che continuamente distrugge e rifà il teatro del mondo, un dio che si nasconde, un dio che ci guida inesorabilmente verso la tragedia delle immagini e dello sguardo, nel vano tentativo di ricomporre i pezzi dispersi della visione del cosmo.

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BACCANTI

31 maggio - 1, 2, 8, 9, 10, 11, 18 giugno - 2, 14, 15 luglio - 9 e 10 settembre 2023 - inosservanza | Villa Aldini | Bologna