Sapere è soffrire? L’Edipo re di ArchivioZeta sul palco di Galleria Toledo
07/03/2026
L’armadillo furioso
Iris Filippone
Edipo Re

Sapere è soffrire? L’Edipo re di ArchivioZeta sul palco di Galleria Toledo
Per quanto sia difficile ammetterlo, c’è una cosa che difficilmente perdoniamo alla gente, anche a chi ci vuole bene: la verità. Preferiamo vivere nelle nostre piccole e confortanti certezze e, se proprio permettiamo a qualcuno di metterle in discussione, pretendiamo che quel qualcuno sia clemente con noi, che smussi gli angoli, si esprima in modo sibillino, insomma, eviti di ferirci. Del resto siamo noi i primi a mentire a noi stessi e, se mai decidiamo di dirci la tanto temuta verità, ce la prendiamo comoda, temporeggiamo, speriamo fino alla fine che le cose si sistemino prima di poterle chiamare col loro nome.
Edipo no.
Edipo vuole sapere, ne ha bisogno; e il suo bisogno è così forte che anche quando tutti lo supplicano di smettere di cercare, lui continua; e quando la verità arriva anche per lui, non si risparmia, anzi, si acceca.
A dirla tutta, questa tendenza al guardarsi senza pietà, al non concedersi la scappatoia dell’ignoranza, al punirsi senza indulgenza in nome di una giustizia prima di tutto etica, ha sempre suscitato in me – fin dalle prime letture della tragedia al liceo – un gran senso di tenerezza e compassione.
Emozioni che si sono ripresentate vedendo l’Edipo re di ArchivioZeta – messo in scena da Enrica Sangiovanni e Gianuca Guidotti – al Teatro stabile Galleria Toledo di Napoli (6-8 marzo 2026).
Uno spazio quasi vuoto, una sedia, dei ganci, e due attori potentissimi, le cui voci risuonano della tragedia di Sofocle tradotta da Federico Condello.
Guidotti interpreta un Edipo fragile, curioso, spaventato; un re che è, insomma, tutto ciò che non ci si aspetterebbe da un re.
Enrica Sangiovanni è tutto il resto – prima un ironico Tiresia, poi Giocasta, e ancora pastore, e poi messaggero – e abita in ogni personaggio con eleganza ed emozione palpabile.
E il coro? Non c’è. Il suo peso ricade su un pubblico che conosce già il finale della storia e a cui Edipo si rivolge e chiede consiglio.
ArchivioZeta innova la tragedia di Sofocle ma la porta in scena col profondo rispetto con cui si dovrebbero sempre trattare i classici: la traduzione restituisce ritmo alla scena allontanandosi dalle ricostruzioni troppo scolastiche, la scenografia minima permette di concentrarsi sui personaggi, e le voci degli attori riempiono il teatro con tutta la violenza del tragico.
Ancora una volta il Edipo ha qualcosa da insegnarci sulla giustizia e sulla verità, e la proposta ArchivioZeta è la prova che si può dialogare col classico col rispetto e la delicatezza che si deve alla tragedia, risultando così più innovatori che mai.
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