Un futuro di cui prenderci cura, questo è il governo che ci serve

Piergiorgio Ardeni | 13/08/2020 | il manifesto

Serve un governo che si prenda cura del futuro

Hanno cura del futuro quelli cui tocca averne cura?». Così Bertolt Brecht, nel suo adattamento dell’Antigone di Sofocle tradotta da Holderlin (Archivio Zeta, Antigone, in questi giorni a Villa Aldini a Bologna).

Anche noi oggi, ancora in lutto per i nostri morti insepolti, come Antigone ci troviamo una volta di più a dover scegliere a quale legge obbedire, se accogliere il naufrago per umana pietas o rigettarlo a mare per paura del contagio.

Eppure, dannazione, non è quella la scelta che la politica politicante ci getta addosso. «La sinistra non fa più le passerelle sulle navi delle Ong», afferma sbeffeggiante l’ex ministro dell’Interno, «perché hanno paura del contagio…». E la sinistra si accomoda, con la coda tra le gambe, senza ribattere. Non basta dire che il numero di migranti che sbarca è ben lungi dai grandi numeri del 2016-17. Non basta ribadire che, dall’inizio della pandemia, «solo 603 migranti sono risultati positivi (su una media di 85mila immigrati presenti nei centri di accoglienza)», come ha comunicato la sottosegretaria alla Sanità due giorni fa. E non basta neppure, evidentemente, ricordare che il tasso di positività al Covid19 tra i migranti è dell’1,5%, cioè più basso del resto dei residenti in Italia (dall’inizio della pandemia, lo 0,2% dei 250 mila contagiati ufficialmente registrati). Secondo l’indagine sierologica condotta da Iss e Istat, poi, sarebbero 1 milione e 482 mila le persone risultate positive, pari a12,5% della popolazione.

NEL MESE DI LUGLIO sono sbarcati 3,3 migranti positivi al giorno, contro una media nazionale di 199 casi giornalieri. Se il ministro Boccia afferma che «il 75% dei contagiati sono italiani», facendo concludere alla leader della destra che «il 25%, allora, sono immigrati», non fa un buon servizio all’informazione. Il fatto è che in queste settimane sono molti gli italiani che contraggono il virus all’estero, non che «lo portano gli immigrati».

Tutto questo non basta e fa subito gridare al lupo al nostro ministro degli Esteri, dichiarando (al Carsera) che «la questione degli sbarchi, unita al rischio sanitario con la pandemia è un tema di sicurezza nazionale». Ma se è ragionevole testare tutti i migranti che arrivano sul territorio nazionale, da paesi vari in cui il virus è più o meno diffuso, perché allora non testare quelli che arrivano da

Stati Uniti, Brasile o Spagna? Le cronache e le esperienze personali di molti di noi ci raccontano che dagli aeroporti si transita come sempre, mostrando il passaporto e passando la dogana «senza nulla da dichiarare». Se è vero che da noi Black Lives Matter non fa presa, bisognerebbe ribadire, però, che alives matter. E profondamente ingiusto, cioè razzista, voler sottoporre a tampone obbligatorio i migranti – e magari anche badanti e muratori rumeni – ma non i bei turisti (bianchi) provenienti dall’Europa e dalle Americhe.

La pandemia si sta diffondendo nel mondo a ritmi crescenti: ci sono voluti 6 mesi perché si arrivasse a 10 milioni dì contagiati e solo 6 settimane perché quel numero raddoppiasse. Anche in Italia i casi sono lievemente in aumento. Se si auspica che il nostro sistema abbia imparato qualcosa, l’opacità dei dati diffusi non lascia ben sperare – nessuna informazione sul numero di focolai, nessun dato disponibile per calcolare il famoso tasso R con zero (la trasparenza non è tra le virtù del nostro apparato). Per inciso, l’indagine sierologica rileva che ben il 66,2% dei sieropositivi ha avuto almeno un sintomo – 981 mila persone, ben più dei 250 mila ufficialmente registrati!

MA QUESTO è un governo, una classe politica, che ha già dato prove di insipienza, e noi continuiamo a sperare che ci si possa aspettare di meglio. E non si intende qui criticare il governo per le sue molte indecisioni, le contraddizioni del suo operato, le falle nei decreti, il navigare a vista. Ma per il vuoto sul piano ideale ed etico. Lavoratori «necessari» esposti al contagio. Migranti chini sui campi, sfruttati ma lasciati nel limbo della loro condizione «irregolare», con buona pace della ministro di competenza. Noi, come gli altri europei, nulla facciamo per i «dimenticati» – così definiti in un documento di denuncia della Confederazione Europea dei Sindacati – ovvero i più esposti sia al contagio che alla crisi economica provocata dal contagio: i migranti.

E LA SINISTRA? Pd e LeU, invece di incalzare il loro ingombrante partner di governo, maggioritario in Parlamento, sui terreni in cui potrebbero smascherarne le vere intenzioni – l’ambiente, l’equità, la transizione green – si lasciano distrarre sui diversivi più vari, dalla riduzione del numero dei parlamentari al «rimpatrio di tutti i migranti sbarcati» fino addirittura al blocco degli aiuti ai paesi in via di sviluppo (Tunisia). Si fantastica di «grandi opere» e ci si dimentica delle mille piccole opere che servirebbero per mettere in sicurezza il paese. Si continua a incentivare il consumo di suolo. E non si coglie l’occasione che ci si offre di obbligare tutti a ridurre l’emissione di gas di carbonio.

CERTO, ANCHE nel governo c’è chi grida e mette in cantiere idee. Come il buon Peppe Provenzano, che tiene ritta la barra sul Sud e il dramma che rappresenta: «Il problema è l’emigrazione, non l’immigrazione», dice. E in tanti parlano – di investimenti pubblici, di istruzione, di infrastrutture digitali – e non vengono ascoltati. Riusciremo a lavorare come il tarlo che rode gli architravi del governo, perché si prenda cura del futuro? Dobbiamo, non possiamo tacere «per non disturbare il manovratore», per paura che questo venga mandato a casa per incompetenza. E ha ragione Antigone: «Il silenzio assoluto è grave come il lungo e vano gridare».