Periferico 2021: inforestarsi anche se si è in città, questo l’augurio

Renzo Francabandera | 25/10/2021 | Paneacquaculture.net

RENZO FRANCABANDERA | Periferico, il festival internazionale di pratiche performative site-specific, organizzato fra Modena e dintorni dal Collettivo Amigdala riserva sempre proposte ed esperienze interessanti.
Nasce nel 2008 in forma nomade, costruendo programmazioni ad hoc di incontri, performance, concerti e installazioni in più quartieri della città di Modena attraversati da una profonda trasformazione sociale e urbanistica. Periferico racconta le dinamiche e le ricchezze che esistono fuori dai centri dello spazio urbano, oltre le mura, aprendo a sguardi fuori dal tracciato delle cittadelle medievali, delle case della borghesia ricca, delle logiche di relazione non più rappresentative delle società mescolate, se non del potere concentrato nelle mani di quella fetta di consesso sociale che si chiude in sé, si arrocca e difende i suoi privilegi, trasformando spesso l’area pubblica in geografia dell’interesse privato.

E che importa se poi la periferia si allontana, ribellandosi? Che importa se le mura si alzano e il conflitto esplode?
L’edizione di Periferico 2021, quest’anno è intitolata proprio Area Pubblica.
Il calendario si è inaugurato sabato 16 ottobre e il programma terminerà il 28 novembre, con appuntamenti concentrati sui diversi fine settimana in vari quartieri della città e della provincia di Modena.
Per incontrare il primo evento siamo andati a seguire, come pecorelle condotte dal pastore nella boscaglia, il tracciato narrativo studiato da Archivio Zeta a Bosco Albergati. Si tratta di un sito boschivo con una storia peculiare perchè progettato nel 1990 dall’architetto Cesare Leonardi, figura apicale della cultura italiana, che ha attraversato spesso con il suo pensiero le scelte politico-poetiche del Festival. Il bosco è ancora oggi curato e gestito dall’Associazione La città degli Alberi. In assonanza con la SRA – la Struttura Reticolare Acentrata – mosaico di poligoni irregolari alla base del disegno potenzialmente infinito di Cesare Leonardi per questo bosco utopico, Archivio Zeta invita i visitatori a perdere il loro centro.
L’attraversamento che viene proposto è antropo-a-centrico, esperimento vegetale di TRA – un Teatro Reticolare Acentrato che si dirama dai nodi per espandersi in forma di eco con l’idea di diventare corpo plurale, respiro corale.

Seguiamo Gianluca Guidotti che ha un bastone con il campanellino che suona. Come un gregge silenzioso ci addentriamo nella natura dove in alcune postazioni si alimenta il tracciato narrativo esperienziale che vuole mettere il partecipante in ascolto con il paesaggio parlante. Ci accoglie Enrica Sangiovanni che quasi ninfa del bosco e reggendo il capitale volume di Leonardi dedicato all’architettura degli alberi, con i suoi disegni delle strutture arboree, ci fa capire come si tratti di una sorta di percorso iniziatico, che in una delle stazioni di sosta infatti guarda quasi ad un piccolo muro di rovi come ad un altare naturale davanti al quale Guidotti si inginocchia, per poi guidarci sotto una cupola formata dai rami discendenti di un albero.
Ossatura dell’itinerario sonoro sono le parole di Claudio Damiani, principalmente tratte dal suo poema Ninfale, un testo teatrale poetico sulla vita degli alberi e sul loro modo di vedere il mondo. La bellezza dei suoi versi che parlano di vita e di morte, di trasformazione e di nascita, del cosmo e del vuoto sono la materia che insieme al tessuto sonoro composto e diretto da Patrizio Barontini si intreccia con le voci di Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni e con il corpo di legno del violoncello di Francesco Canfailla e del clarinetto di Elio Guidotti. I suoni riverberano da piccoli altoparlanti disposti in modo invisibile, e mescolano parole, echi della natura e tracce musicali ambientali.
Il motto dell’iniziativa è un po’ quello del filosofo Baptiste Morizot – autore di Sulla pista animale (nottetempo 2020): «mentre vi perdete nell’archittettura degli alberi, cercate di inforestarvi!»
Il mio sguardo si perde sul programma, immagino il laboratorio di Darren O’Donnell il 30 ottobre, che è seguito dall’assemblea di Campo innocente, e poi volo al weekend del 6 novembre, dove ci sono Cinzia Pietribiasi e Pierluigi Tedeschi con un’installazione in un appartamento dismesso e rigenerato da Amigdala un paio di anni fa, e poi più avanti, fra le altre cose, Elisabetta Consonni, che farà uno spettacolo configurato come un gioco urbano con il pubblico.


Sicuramente sarà interessante curiosare il 30 ottobre l’esito di Compelling Telling. Lavorare
 nello spazio pubblico: un workshop per tutti coloro, artisti e non, che sono interessati al processo di realizzazione di una performance social-specific.
Promotore dell’idea di agopuntura sociale, ovvero di un lavoro che si focalizzi su specifici punti fragili del tessuto sociale, capaci di scatenare connessioni e smuovere energie, O’Donnell torna in Italia per spiegare e approfondire con i partecipanti al laboratorio il proprio metodo di intervento nello spazio pubblico. A Periferico 2021, dopo una sessione laboratoriale che si terrà il 
28/29/30 ottobre sotto la guida di O’Donnell e Chiara Prodi, i partecipanti realizzeranno un’azione performativa in alcuni luoghi significativi del quartiere Sacca. A partire da La Fenice, luogo di lavoro e punto di raccolta per il pubblico prima dell’inizio della performance, la formazione artistica temporanea di Compelling Telling metterà alla prova se stessa e il pubblico cittadino.

Nel frattempo chi fosse a Modena avrà potuto notare gli esiti della campagna di affissione dei grandi manifesti ideati dallo Street artist CHEAP che è pure ospite del festival con Chi pratica l’ascolto? RECLAIM your voice. Sessanta manifesti originali di grande formato saranno affissi lungo i viali della città dall’inizio alla fine del festival, per accompagnare come sottofondo e come pungolo puntuale tutti gli appuntamenti di Periferico 2021.

CHEAP per Periferico 2021

I poster di Cheap, che da anni invadono Bologna con la loro tenace dialettica, arrivano così a Modena in una proposta di RECLAIM. Reclamare come risposta a una lista di interrogativi che provano a stanare mancanze, quelle delle cittadine e dei cittadini, della comunità.
Una prima campagna affissa nel mese di ottobre renderà note le domande in caratteri cubitali, e Modena potrà leggerli e rileggerli; il secondo atto, nel mese di novembre, darà invece conto di possibili risposte.