Inseguendo Kraus verso la Linea Gotica

Cesare Sughi | 07/08/2014 | il Resto del Carlino

Al passo della Futa, il cimitero dei Tedeschi diventa palco per ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’

E’ IL CIMITERO MILITARE germanico del Passo della Futa, a Firenzuola, 950 metri di altezza, a metà strada tra Bologna e Firenze, il palcoscenico della tragedia di Karl Kraus ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’, allestita da Archivio Zeta. Per un accordo con Bologna Estate, oggi, l’11 e il 15 agosto funzionerà un servizio navetta in partenza dalla nostra città. Ritrovo alle 15,45 in Piazza Malpighi, arrivo dopo circa un’ora al cimitero, ben in tempo per l’inizio (ore 18, durata 2 ore), con rientro intorno alle 22. Occorre prenotare al 3349553640 e a www.archiviozeta.eu. Pullman e spettacolo 30 euro. Oggi e l’11 il viaggio sarà accompagnato dalle spiegazioni rispettivamente di Otello Sangiorgi e Mirtide Gavelli del Museo del Risorgimento.

«MOLTI STUDIOSI, anzi moltissimi, hanno definito Gli ultimi giorni dell’umanità un lavoro irrappresentabile», afferma Gianluca Guidotti, che con Enrica Sangiovanni, in stretta sintonia, firma la drammaturgia e la regia (e i due sono anche attori in scena) della lancinante immagine della guerra che Karl Kraus cominciò a comporre durante la Grande Guerra per giungere alla conclusione nel 1922. «Eppure — prosegue Guidotti — se non si ha paura di affrontare la densità delle 700 pagine scritte dall’autore lucidamente spietato di Detti e contraddetti e delle critiche al perbenismo e alla corruzione dei potenti pubblicate sulla rivista La fiaccola da lui stesso fondata, si ritrovano linee decisamente attuali».

Quali per esempio?
«I legami profondi tra la guerra e l’immagine, l’informazione, e poi il ritratto della pornografia della violenza».

Come siete arrivati alla scelta di questo testo?
«Gli ultimi giorni dell’umanità fu messo in scena nel 1990 da Luca Ronconi, al Lingotto. Noi ci siamo formati con lui e riflettendo, anche per via del centenario del primo conflitto mondiale, abbiamo inteso sottolineare la straordinaria preveggenza di Kraus. Nel ’90, lo sfondo era la Guerra del Golfo, adesso per noi Kraus non si conferma solo come colui che seppe vedere prima l’avvento del nazismo, un frutto avvelenato dovuto in buona parte a quella guerra, ma anche i gulag, i lager, i massacri dei Balcani, fino all’attuale invasione di Gaza da parte degli israeliani».

Che rapporto avete con il del Cimitero germanico?
«E’ un luogo particolare, il più grande del genere in Italia, fu inaugurato nel 1969 e raccoglie oltre 30mila salme dei soldati tedeschi morti nel nostro paese, specie sulla Linea Gotica. Viviamo sull’Appennino e lavoriamo da parecchi anni in quest’area decisamente suggestiva, dove di recente abbiamo presentato la trilogia dell’Orestea».

Che cosa vedrà il pubblico?
«Si tratta di uno spettacolo itinerante, un percorso attraverso una serie di stazioni che dalla Vienna asburgica ci porteranno all’attentato di Sarajevo che fu la causa scatenante dello scontro mondiale, e poi fra le trincee e davanti al patibolo dove fu giustiziato, il 16 luglio del 1916, Cesare Battisti».

Il programma annuncia l’intervento di una Voce dall’alto, non una voce qualsiasi, bensì quella di Ronconi…
«La ascolteremo alla fine. Ronconi dirà le parole conclusive di Kraus, sarà come un dio della guerra che annuncia la catastrofe universale. A tanto è giunta la degenerazione delle armi e degli uomini».

Lei reciterà con Enrica Sangiovanni. In quale parte?
«Saremo i due filosofi, l’Ottimista e il Criticone che tengono un po’ le fila del testo. Cerchiamo, con un teatro di parola, di riattivare un rito culturale e civile. In scena saremo in tutto una decina, compresi tre ragazzini, che faranno gli strilloni e interpreteranno una scena in una scuola. E a proposito di scuole, pensiamo per ottobre, in occasione del 70 ̊ della strage di Marzabotto, a un progetto con la Scuola di Pace di Monte Sole».

Cesare Sughi