Eschilo nel cimitero della Futa

Paolo Guidotti | 01/06/2008 | La Nazione

Sette contro tebe
Guerra e Morte

di PAOLO GUIDOTTI

DIFFICILE trovare un palcoscenico e una “scenografia” più adatti.
E non è un caso che, visto il grande successo degli anni scorsi, l’associazione culturale “Archivio Zeta” di Firenzuola non si stanchi di riproporre, con numerose repliche, la sua “Trilogia Tragica” al cimitero germanico del Passo della Futa.

Così anche domani pomeriggio saranno le parole ferite della tragedia di Eschilo “Sette contro Tebe” a risuonare tra le 16 mila lapidi di pietra grigia che coprono i resti di 32 mila caduti nell’ultima guerra.
Il cimitero del Passo della Futa, inaugurato nel 1969, è infatti il più grande sacrario germanico in Italia, ed è luogo toccante ed efficacissimo per far rivivere storie immortali di guerra, di morte e di dolore.

Storie che narrano di una spedizione militare originata dalla lotta per il possesso del regno di Tebe, ma anche di onori funebri e sepolture negate.
Non c’è artificio scenico, né luci né amplificazione. Tutto è affidato alla parola che risuona alta, all’emozione, per gli spettatori, di partecipare a contatto diretto con un gruppo di attori che li guidano lungo i vialetti e il muro a spirale del grande cimitero, circondati da una natura splendida, con i monti e la verde vallata mugellana che si perdono quasi all’infinito.
Niente luci, se non quella, ben più suggestiva, dei tramonti -lo spettacolo inizia alle 18.30-, niente trucchi, se non lo spirare del vento e il risuonare inatteso dell’eco.
A mettere in scena la trilogia -insieme a “Sette contro Tebe”, che sarà replicato anche il 21, 22 giugno ed il 12,13 e 26 luglio, c’è “Antigone” di Sofocle, in programma il 7, 8, 28| 29 giugno e il 19,20 e 27 luglio, mentre “I Persiani” di Eschilo il 14 e 15 giugno ed il 5,6, 27 luglio- Archivio Zeta chiama anche attori non professionisti, gente di Firenzuola, che vive tra questi stessi monti.

MA LE ANIME della compagnia-associazione culturale, Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, entrambi registi ed anche attori della “Trilogia” non sono certo dei dilettanti: hanno studiato con Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Paolo Benvenuti, e da circa un decennio lavorano in modo intenso partecipando a festival teatrali -la Trilogia nel 2006 è stata rappresentata nel teatro greco di Segesta in Sicilia-, producendo film e documentari, opere multimediali, letture.

Avendo sempre come traccia primaria la memoria, perché, dicono citando Carlo Levi, “il futuro ha un cuore antico”. Ed è per questo che la trilogia è inserita nel Progetto Linea Gotica, quella linea di guerra che divise il Paese e che attraversava proprio questi luoghi, e che le lontane vicende greche riattualizzano in un luogo così tragicamente simbolico.

Le rappresentazioni al Passo della Futa sono più di uno spettacolo teatrale. Diventano meditazione assorta e attualissima. E quando il pubblico ripercorre all’indietro i sentieri del cimitero, si avverte un silenzio attonito e partecipato, per aver vissuto un evento teatrale raro.
Un evento per pochi, perché i posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria (al 334 9553640 o sul sito www.archiviozeta.eu), magari talvolta infreddoliti, perché alla Futa non è raro incontrare vento e freddo.

Ma si lascia quel cimitero e quella tragedia colpiti ed emozionati.