Al Passo della Futa per ripensare l’inutile massacro della Grande Guerra

Angela Catrani | 13/08/2014 | Art a part of culture

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Gli ultimi giorni dell’umanità. Al Passo della Futa per ripensare l’inutile massacro della Grande Guerra

Nella cornice del maestoso Cimitero dei Tedeschi al Passo della Futa, tra Bologna e Firenze, Archivio Zeta, gruppo teatrale indipendente, presenta parti dell’opera in cinque atti Gli ultimi giorni dell’umanità, di Karl Kraus (l’opera è stata pubblicata in Italia da Adelphi, a cura di Ernesto Braun e Mario Carpitella), nata allo scoppio della I Guerra mondiale e pubblicata nella sua forma definitiva nel 1922.

Ambientata in quella Vienna decadente dei primi anni del Novecento, incuneata tra splendore e povertà, questa opera teatrale, satirica e feroce, che mette a nudo le miserie dell’umano agire, è anche una riflessione seria sulla guerra, su tutte le guerre.

E oggi, ieri e domani, l’uomo, cioé noi, non possiamo che riflettere, non possiamo che modificare il nostro sguardo per renderci conto di ciò che la guerra comporti nella nostra vita.

Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, i due attori protagonisti nonché registi, con maestria, talento e colpi di scena ci riportano indietro e avanti nel tempo, tra l’avvio della I Guerra Mondiale e i nostri tormentati giorni.

La caratteristica principale di questa teatralità all’aperto è sicuramente l’ambientazione: una collina aperta a 360° sui monti circostanti, con pietre sacrarie a ricordare le decine di migliaia di giovani tedeschi morti su questi monti. Un monumento al ricordo, luogo perfetto per quest’opera esplosiva e potente.

I due protagonisti, l’Ottimista e il Criticone (il Grumbler) discutono sull’opportunità della guerra, necessaria all’umanità o residuo della brutalità animale, oppure precipua dell’essere umano. Intercalandosi alle colte e sarcastiche riflessioni dei protagonisti, altri personaggi ci raccontano l’entusiasmo inziale per la guerra, l’ipocrisia dei governi, la povertà, le morti, l’ideologia cieca della propaganda, l’estrema indigenza della popolazione.

Uno schiaffo in pieno viso per chi assiste, una palpitante commozione sotto un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia, che si apriva, perfetto regista e scenografo, nei momenti più drammatici con lame di luce a sottolineare dolore e sferzante critica.

Il silenzio totale, che è seguito alle ultime parole di un Dio che condanna l’uomo confinandolo alle sue tormentate miserie (con la voce di Luca Ronconi), era gravido di pianto in mezzo a questo verdissimo cimitero, con il sole al tramonto che si faceva rosso e rosa, le nuvole iridescenti all’orizzonte, un silenzio irreale a sottolineare la incapacità degli spettatori a lasciare la scena teatrale. Non ci sono parole di speranza, non ci possono essere, perché la guerra è annientamento e morte.

La produzione di Archivio Zeta, fondata nel 1999, ha riguardato negli anni tragedie e commedie greca e opere teatrali dedicate alla Memoria della shoah e delle guerre, con una ricerca teatrale attenta e precisa, messe in scena con pochi elementi scenografici a fare da contorno a Guidotti e Sangiovanni, attori magnifici e puntigliosi registi.

Gli ultimi giorni dell’umanità
con  Giulio Azzoguidi, Renata Carri, Antonia Guidotti, Elio Guidotti, Gianluca Guidotti, Tommaso Moncelli, Giulia Piazza, Alfredo Puccetti, Andrea Sangiovanni, Enrica Sangiovanni
In scena fino al 17 agosto
Info e prenotazioni: http://www.archiviozeta.eu/