AL PASSO DELLA FUTA LA MONTAGNA È DAVVERO INCANTATA

Saul Stucchi | 14/08/2022 | ALIBI ONLINE

Giusto una settimana fa, sul far della sera, al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa alcune persone erano in coda per ritirare i biglietti per l’imminente spettacolo “La montagna incantata” che Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti di Archivio Zeta hanno liberamente tratto dal romanzo di Thomas Mann. Mentre attendevo il mio turno, una ragazza è uscita dalla toilette sbattendo la porta. “Madame Chauchat!” ho detto alla ragazza degli accrediti per la stampa che però non ha colto – o solo non ha sentito – la battuta.

Una scena dello spettacolo "La montagna incantata" di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa. Foto di Franco Guardascione

Gli è che da settimane sono immerso nell’atmosfera del libro, da quando cioè ho deciso di rileggerlo per prepararmi a questo spettacolo. Lo sto percorrendo a “tappe forzate”, come ormai mia abitudine per i grandi classici decisamente “voluminosi”. Ho deciso di affrontarlo in sette settimane, ovvero – sette per sette – in quarantanove tappe. Ne risultano quindici pagine al giorno (poco più di due volte sette) nell’edizione Corbaccio con la traduzione di Ervino Pocar, che qui utilizzo per tutte le citazioni.

MEDITARE SULLA MONTAGNA

Il sette è “il” numero della “Montagna incantata”: sette come le tavole nel ristorante del Sanatorio Internazionale Berghof, come gli anni che il protagonista Hans Castorp trascorrerà nella “maison de santé”, per usare la definizione che proprio nelle pagine di oggi usa per descriverla il pedagogo Lodovico Settembrini, il cui cognome – la prima volta che i due s’incontrano – Castorp distorce in “Septem…”, ovvero sette.

E sette sono i giorni in cui ho meditato sullo spettacolo visto alla Futa (non il mio primo, ma neppure il settimo, bensì il quinto, aggiungendo alla trilogia dell’Orestea di Eschilo il Macbeth di Shakespeare). Che dire? Avevo aperto e chiuso l’intervista a Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti sulla curiosità che la loro “operazione” sul testo di Mann – autore che amo in modo particolare – mi stuzzicava. Adesso posso confessare che alla curiosità si accompagnava una certa dose di paura: che il romanzo ne uscisse distorto, impoverito o, ancora peggio, appiattito. Per fortuna degli spettatori succede tutto il contrario. La Montagna persiste in tutta la sua grandiosità, anzi – se possibile – svetta ancora più alta.

Una scena dello spettacolo "La montagna incantata" di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa. Foto di Franco Guardascione

Non è la lode agli autori o la captatio benevolentiae dei lettori lo scopo di queste righe. Semplicemente sono il riconoscimento e l’apprezzamento di un lungo e soprattutto approfondito lavoro di lettura, rilettura, taglio e cucito delle pagine manniane. Inevitabili, naturalmente, i sacrifici, il più evidente dei quali è la rinuncia a rappresentare i momenti fondamentali che scandiscono la giornata al Berghof, ovvero i cinque pasti. Ci sono anche spostamenti di materiale e ricollocazioni.

Il risultato non è uno spettacolo bello, è molto di più: è memorabile. Chi per passione o per “lavoro” assiste a numerose rappresentazioni, se sa scegliere ed è assistito dalla fortuna, vede un buon numero di spettacoli belli di cui però dimentica quasi tutto nel giro di poche settimane (meno di sette!). Sono rari gli spettacoli che entrano nella memoria, ma quelli che ci riescono vi prendono dimora per restare sempre con noi. Così sarà per questa “Montagna incantata” che – non me ne voglia Enrica – è anche magica. Lo spettatore, soprattutto se è anche lettore, si porterà con sé la Montagna anche quando scenderà “laggiù”“in pianura”.

IL TEMPO

I novecento metri sul livello del mare del Passo della Futa sono poco più della metà dei milleseicento del Sanatorio, ma l’atmosfera è la stessa. Domenica scorsa un forte vento spazzava le nubi in cima alla Futa mentre Hans Castorp ascendeva rimirando un “cielo grigio come la pietra”. Da lì in poi sarebbero stati numerosi i passaggi – mai sottolineati, ma lasciati alla sensibilità del singolo spettatore – in cui i riferimenti al romanzo creano un cortocircuito con l’ambiente intorno e l’Appennino tosco-emiliano “diventa” la montagna incantata.

Una scena dello spettacolo "La montagna incantata" di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa. Foto di Franco Guardascione

“Sono tutti giovani, il tempo non conta per loro, e poi può darsi che siano prossimi a morire”, dice Joachim riferendosi ai componenti dell’Associazione Polmone Unico, mentre lo sguardo abbraccia le tombe dei soldati tedeschi ai suoi (ai nostri) piedi: danno riposo a ventenni e a ragazzi anche più giovani.

Poco prima ha esclamato “Aspetta, sei appena arrivato!”, mostrando la mano a palmo aperto, a bloccare subito il cugino che vuole già tornarsene nelle terre basse. Sono seduti in limine, sul muretto che segna lo soglia tra i due mondi: laggiù e lassù.

Ecco comparire il tema del tempo, centrale e fondamentale nel romanzo. Su questo pilastro e su quello della malattia Enrica Sangiovanni Gianluca Guidotti hanno costruito il loro adattamento del romanzo manniano, o almeno la prima parte che si conclude con il carnevale nella notte di Valpurga. Non sanno ancora se lo spettacolo dell’anno prossimo comprenderà tutta la seconda metà del libro o se invece la divideranno in due parti, con la terza e ultima nel 2024, ricorrenza del centenario della pubblicazione del romanzo.

GLI INTERPRETI

Joachim ha il tono trasognato di chi è immerso nell’atmosfera bloccata della montagna incantata. Lo interpreta Pouria Jashn Tirgan, attore bolognese nato ai piedi dei Monti Elburz nell’Iran settentrionale. Giacomo Tamburini (da Bologna) è invece Castorp. Due tipi dall’aspetto non proprio “nordico” per interpretare i cugini amburghesi, ma sono bravissimi, come il resto della compagnia.

Diana Dardi è una strepitosa madre superiora, la signorina von Mylendonk con il copricapo che è una citazione – omaggio a Federico Fellini. Gianluca Guidotti è il socratico e virgiliano Settembrini che scende negli abissi ascendendo al monte. Andrea Maffetti e Giuseppe Losacco sono la coppia di dottori Behrens e Krokowski, rispettivamente in camice bianco e nero, in perfetto equilibrio tra ambiguità, ironia e sarcasmo, pulsioni sensuali e sessuali (anche in declinazioni omoerotiche), scienza e ciarlataneria.

Enrica Sangiovanni è la misteriosa e magnetica Madame Chauchat, mentre i tre figli della coppia (Antonia, Elio e Ida) recitano ruoli cosiddetti minori ma non per questo meno definiti. Recita anche e accompagna al violoncello il musicista Francesco Canfailla.

PLACET EXPERIRI

Quello che lo spettatore, almeno questo che scrive le righe che state leggendo, vede e ascolta è insieme una radiografia e un dipinto a olio della “Montagna incantata”. Mi duole, ma per non rovinare la sorpresa, non menzionerò se non per brevi cenni le sette trovate o soluzione sceniche (non potevo individuarne una di meno né una di più) che rendono magica questa “Montagna”.

  • L’Associazione Polmone Unico
  • La resezione delle ossa
  • La coreografia della cura della sdraio
  • La poesia di Leopardi recitata da Gianluca
  • La radiografia alla finestra
  • Il cappello di Settembrini
  • Il balletto di carnevale

“Placet experiri” a Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti. Lo fanno con sapienza, con passione, con cura artigianale. È stato un piacere chiacchierare con loro al termine dello spettacolo e la mattina dopo in piazza a Firenzuola: del secondogenito di Mann, Klaus, che passò alla Futa il durissimo inverno tra il ‘44 e il ‘45, al seguito della V Armata americana del generale Clark; di teatro e sacrifici; di costumi di scena; di Carmelo Bene; di animalità e di razionalità.

Non mi appare come un caso che nelle pagine lette oggi i due cugini compiano una passeggiata al cimitero sul Monte di Dorf.

Nelle iscrizioni si leggevano nomi affluiti da tutti i punti cardinali, in inglese, in russo o genericamente slavo, anche in tedesco, portoghese e altre lingue, le date invece erano acerbe, la distanza fra l’una e l’altra chiaramente breve; tra la nascita e la morte la differenza si aggirava sempre sui vent’anni o poco più, il campo era popolato quasi soltanto da giovani, gente poco salda, convenuta da tutto il mondo e stabilitasi nella definitiva forma orizzontale dell’esistenza”.

Saul Stucchi
Foto di Franco Guardascione

LA MONTAGNA INCANTATA

liberamente tratto dal romanzo di Thomas Mann
drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni
partitura musicale Patrizio Barontini
con Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Enrica Sangiovanni, Giacomo Tamburini
e con la partecipazione di Antonia, Elio e Ida Guidotti
violoncello Francesco Canfailla
costumi les libellules Studio in collaborazione con Elena Fregni
cura delle relazioni Rosalba Ruggeri
tecnica Andrea Sangiovanni
foto di scena Franco Guardascione