27 gennaio, oltre la Giornata della Memoria

BNB | 01/01/2013 | Buone Notizie Bologna

27 GENNAIO, OLTRE LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Il progetto META, a cura di Scuola di Pace di Monte Sole e Associazione Archivio Zeta

“Invece erano fatti della nostrastessa stoffa, erano esseri umanimedi,mediamente intelligenti, mediamente malvagi, salvo eccezioni,non erano mostri,ma erano stati educati male.”

Primo Levi,/ sommersi e i salvati, 1986

Il 27 gennaio 2013, come ogni anno, ricorre la celebrazione della Giornata della Memoria. Questa Giornata è stata istituitadalla legge n.221 del 20 luglio 2000 per ricordare, anche in Italia, la liberazione del campo diconcentramento e sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau nel1945.
Questa data è internazionalmente commemorata in moltissimi paesi e all’ONU.Il pericolo che la retorica legataad ogni celebrazione generi assuefazione, distacco o disinteresse, è da qualche anno realtà.Le reti televisive programmano immancabilmente gli stessi film; gli/le studenti vengonoradunati/e in caotici e affollatipalazzetti dello sport per ascoltare il racconto di testimoni dellaShoah; le/gli insegnanti provanoa creare spazi di riflessione il piùdelle volte attraverso visioni difilm/spettacoli teatrali o letturescelte.Tutte queste opzioni hanno incomune una modalità e un presupposto.
La modalità è quella unidirezionale: un racconto siaesso testimoniale, teatrale o filmico e un pubblico che ascolta;e il presupposto è che il racconto dell’orrore vaccini contro l’orrore e che l’emotività scatenatada questi racconti possa da solaindurre una riflessione critica. La Scuola di Pace di Monte Sole(www.montesole.org), che daanni si interroga sulle potenzialità educative di una memoria tragica ai fini di una formazione alla cittadinanza, ha anche sviluppato una riflessione sulle problematicità delle commemorazionirispetto all’efficacia di una realeazione educativa.
Cosa proporreper trasformare l’evento commemorativo che le ricorrenzeistituzionalizzate prevedono, da”dovere di memoria” a “lavoro dimemoria”? Cosa fare per attivarecioè una reale riflessione individuale e collettiva sulle ragioniche hanno reso possibile quellaviolenza estrema e sollecitaregli stessi interrogativi sul propriocontesto qui e ora.A tal fine è nata la collaborazione con l’Associazione Archivio Zeta (www.archiviozeta.eu),compagnia teatrale toscana chelavora da anni nell’ambito delTeatro di Parola, anche sui temidella memoria e del suo uso eabuso.Da questo incontro è nato ilprogetto META, (Memoria, Educazione, Teatro, Azione) chepersegue un metodo educativofondato sulla responsabilità eattenzione nell’uso della parolae dell’immagine.META crede alla memoria noncome commemorazione macome strumento educativo peril presente, campo morale dacui emergono i contrasti, le contraddizioni, le paure dell’essereumano nel tempo e nello spazioche lo riguardano.META non usa la memoria cometerreno di shock emotivi fine ase stessi, non si ferma all’empatia con le vittime ma a partireda questa tenta di andare oltrenello stimolare domande sullacapacità degli esseri umani diattuare il “male”, non quello assoluto ma un male quotidiano,banale, normale che può avereil volto indifferente, distaccatoo tranquillo di chi obbedisce adun ordine, di chi si conforma, dichi si volta dall’altra parte perquieto vivere o di chi persegueun proprio interesse personale.Il metodo che META applica perfar nascere dubbi e domandeaiuta a rompere molti stereotipi e luoghi comuni, cercando dimettere in discussione le certezze “culturali”, identitarie chespesso diventano meccanismi diviolenza nel loro essere terrenofertile per lo scontro e non perl’incontro.Educazione al dubbio e alla complessità sono le finalità principali di META laddove i sistemi dipotere, la violenza e la guerrasorgono sempre da incrollabilicertezze.All’interno dell’idea META, nascel’esperimento di teatro/educazione “La Zona Grigia”.
Partendodall’ultimo libro che Primo Levici ha lasciato, / sommersi e i salvati, e in particolare dal capitoloLa zona grigia, cuore discusso esnodo di tutto il pensiero di Levi,inizia in forma teatrale il racconto della vicenda umana, politica e morale di Chaim MordecaiRumkowski, presidente del ghetto di EodY, autocrate e complicedel nazismo, personaggio cheLevi assume come simbolo perfarci riflettere sulla zona grigia.”Come Rumkowski, anche noisiamo così abbagliati dai poteree dal prestigio da dimenticarela nostra fragilità essenziale: colpotere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando chenel ghetto siamo tutti,che il ghetto è cintato, che fuori del recintostanno i signori dellamorte,e che poco lontano aspetta il treno.”Primo Levi -/ sommersi e isalvati, 1986Lo spazio della narrazione è ilcerchio all’interno del quale spettatori e spettatrici (ragazzi/e,adulti, persone di ogni età) vedono dipanarsi attraverso oggetti,foto, carte, brani di discorsi pubblici, il mondo e l’umanità delghetto di EodY negli anni dellaseconda guerra mondiale.
Si vaformando una sorta di pannellodella memoria che facilita i passaggi e le assonanze.META si concentra su questa storia perché la vicenda diRumkowski pone una serie diproblemi legati alla vuota retorica del “Male Assoluto” oppuredell’ “Inferno” e del “Mai Più”,tutti stereotipi e semplificazioni di un dibattito che tende adestremizzare i termini per megliotranquillizzare e quindi deresponsabilizzare.Le domande che Primo Levi lascia aperte nel finale del capitolosono la materia del dibattito/laboratorio che, senza soluzione dicontinuità, si anima nella seconda parte dell’incontro: il mondonon si divide in bianco e nero masi apre una zona di ambiguità,una zona grigia che dobbiamoimparare a riconoscere in noistessi, nei nostri comportamenti.I/le partecipanti diventano quindi non solo pubblico ma parte attiva e sono invitati/e a mettersiin gioco, in discussione.La “Zona Grigia” lascia più domande che risposte e, permettendo la messa in gioco di tutti/e,contiene già nel suo processo ilsuo obbiettivo: la riflessione continua sul proprio agire/parlarequotidiano e quindi lo sviluppodi una ipervigilanza innanzituttorispetto a se stessi/e e poi rispetto al contesto.”Coscienza vigile” l’avrebbe chiamata Giuseppe Dossetti, la cuimaturazione richiede un’attenzione costante e continua la cuiazione va ben oltre ogni dataistituzionale commemorativa: attenzione alle parole che si usano,ai gesti, alle paure, ai comportamenti, ai modi con cui ci si relaziona, ai sì, ai no, ai silenzi.L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;se c’è n’è uno, è quello che è giàqui, l’inferno che abitiamo tutti igiorni, che formiamo stando insieme.Due modi ci sono per non soffrirne.Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarneparte fino al punto di non vederlo più.Il secondo è rischioso ed esigeattenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscerechi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, edargli spazio.Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi,1972Scuola di Pace di Monte Sole eAssociazione Archivio ZetaPer informazioni e per organizzare una replica collegati a:www.montesole.org/index.php/la-zona-grigia-2oppure www.archiviozeta.eu .

Seguono alcune immagini di unareplica della Zona Grigia pressoAssemblea legislativa della Regione Toscana in occasione delleiniziative per la Giornata dellaMemoria, marzo 2012.