TOCCAR CON MANO

Scene da matrimoni ebraici e cristiani nel Cinquecento

giovedì 19 febbraio 2026 ore 21 - Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna

Il matrimonio nel Cinquecento cambiava destini, legava famiglie e comunità. Attraverso documenti d’archivio inediti e musica coeva dal vivo, l’azione teatrale conduce dall’Istituto Ortopedico Rizzoli alla Chiesa di San Michele in Bosco, dove organo e affreschi diventano scenografia naturale di parole, musica, storie.

ritrovo e accoglienza: ingresso monumentale, via G.C. Pupilli, 1, Bologna

ingresso gratuito, posti limitati

prenotazione obbligatoria online qui

Come raggiungerci: l’Istituto Ortopedico Rizzoli si trova in un’area collinare e panoramica della città di Bologna: google maps: https://maps.app.goo.gl/WuWEmgVciM98chts8. Si può raggiungere a piedi facendo una piacevole passeggiata di circa 15 minuti da Porta San Mamolo, anche attraversando il Parco Remo Scoto, oppure da Porta Castiglione. Per arrivare in autobus c’è il 30, il cui tragitto comprende la stazione ferroviaria e il centro storico. Percorso dettagliato e orari a questo link https://www.tper.it/bo-30

TOCCAR CON MANO 

Scene da matrimoni ebraici e cristiani nel Cinquecento 

drammaturgia, regia, interpretazione Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

musica eseguita dal vivo dall’ensemble Servir Antico diretto da Catalina Vicens

ricerca storica e collaborazione drammaturgica Fernanda Alfieri e Guido Bartolucci

liberamente tratto da fonti conservate presso Archivio di Stato di Bologna, Archivio Generale Arcivescovile di Bologna, Archivio Diocesano di Imola, Archivio di Stato di Rimini

consulenza archivistica HibouCoop

si ringraziano Annamaria Milanesi e Padre Danio Mozzi

in collaborazione con IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli e Dipartimento di Storia Culture Civiltà Università di Bologna

azione teatrale nata nell’ambito del progetto PRIN-PNRR 2022 P20229JXJE | Jewish and Christian Marriages. Rituals, Rights, Interrelations (15th-17th Centuries, Papal States) | CUP master J53D2301768 0001. Finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, missione 4, componente 2, investimento 1.1

foto Franco Guardascione – grafica nonsinaviga

 

Note

A partire da un cantiere collettivo di ricerca storica e dallo scavo di archivio, raccontati da Fernanda Alfieri e Guido Bartolucci, ci immergiamo nelle carte cinquecentesche da cui affiorano frammenti di storie e voci rimaste a lungo inascoltate. Per secoli il matrimonio è stato molto più di un’unione tra due persone. È stato un argine contro l’incertezza, una strategia di sopravvivenza, un patto stretto nel cuore fragile delle comunità. In un mondo attraversato da guerre, carestie, malattie e perdite improvvise, sposarsi significava mettere radici dove tutto poteva crollare. Non era solo una scelta privata, ma una scommessa collettiva, soprattutto quando c’erano patrimoni da proteggere e alleanze da costruire.

Toccare una mano.
 Un gesto minimo, quasi invisibile. Eppure, nel Cinquecento, poteva bastare a deviare un destino.
 Nell’Italia della prima età moderna, le promesse non vivevano soltanto nelle parole: abitavano i corpi, circolavano nel denaro, si intrecciavano alle famiglie e trovavano forma nelle leggi. Erano atti complessi, pronunciati in più lingue – giuridiche, religiose, sociali – e il loro peso non gravava mai allo stesso modo su tutti.

Seguire queste storie significa entrare in un mondo in cui il matrimonio non è un fatto intimo, ma un nodo teso che tiene insieme intere comunità. Un luogo in cui la legge tenta di fissare ciò che le persone desiderano, temono, subiscono. E dove, molto spesso, sono le donne a portare sul proprio corpo e sulla propria vita il costo più alto delle promesse fatte da altri.

Questa serata nasce da qui: dal desiderio di raccontare come uomini e donne, ebrei e cristiani, inseriti in sistemi di potere diversi, abbiano condiviso le stesse terre e compiuto gesti simili. Gesti di amore e di costrizione, di speranza e di paura. Gesti attraverso cui hanno immaginato il loro futuro — o lo hanno visto decidere al posto loro.

Un percorso nello spazio e nel tempo che attraversa l’ala monumentale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli per condurci alla Chiesa di San Michele in Bosco, dove il suono dell’organo cinquecentesco tornerà a vivere in dialogo con altri strumenti, e la viva voce delle testimonianze risuonerà nella straordinaria sacrestia, mentre gli affreschi faranno da scenografia naturale, avvolgendo parole, musica e storie nella dimensione pittorica che le ha viste nascere.

 

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