L'OMBRA DI TEODORICO

14 giugno 2026 ore 20.30 - Museo nazionale di Ravenna e Archivio di Stato di Ravenna

ritrovo: ore 20.15 Piazzetta Esarcato, 2 – Ravenna

ingressi: intero € 7 – ridotto under 25 anni € 2

posti limitati, prenotazione obbligatoria

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drammaturgia e regia Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni

con Mattia Bartoletti Stella, Gianluca Guidotti, Giuseppe Losacco, Enrica Sangiovanni

sax Giulia Carriero

elementi scenici e maschera Emanuela Dall’Aglio

assistente Deda Artusi

produzione archiviozeta

in collaborazione con Musei nazionali, Archivio di Stato di Ravenna e Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali

 

L’ombra di Teodorico è un’azione teatrale itinerante all’interno del Museo nazionale e dell’Archivio di Stato di Ravenna pensata nell’ambito degli eventi teodoriciani in occasione del 1500° anniversario della morte del re (526-2026).

Il lavoro teatrale e drammaturgico si innesta in un percorso di formazione sull’accessibilità dei luoghi della cultura condotto da archiviozeta con il personale dell’Archivio di Stato di Ravenna e dei Musei Nazionali di Ravenna e sviluppato in collaborazione con la Fondazione Scuola nazionale del Patrimonio, attraverso un laboratorio di ricerca e pratica, studio, ascolto e attraversamento dei luoghi, in cui archivisti, operatori, educatori, artisti e partecipanti hanno interrogato documenti, carte, immagini, spazi museali aperti al pubblico e non, assenze e mancanze. La dimensione formativa non è stata solo un preludio, ma parte integrante dell’azione: un esercizio collettivo di sguardo e di responsabilità verso la memoria, da cui ha preso forma la drammaturgia stessa.

La scintilla di partenza nasce da un vuoto: dall’ombra impressa nella teca rotta dopo il furto avvenuto nel 1924. Un oggetto scomparso che continua a pesare come una presenza: la famosa corazza di Teodorico rinvenuta nel 1854 durante i lavori di scavo dovuti all’allargamento del Canale Corsini, presso la darsena. Ciò che resta non è il metallo, ma le carte. L’Archivio di Stato custodisce il respiro della ricerca, l’accumulo delle domande, l’inquietudine dell’indagine mai conclusa. I Musei Nazionali conservano le tracce materiali dell’assenza: ciò che è rimasto dopo il furto, ciò che guarda lo spettatore chiedendo di essere rintracciato.

L’azione itinerante tra Archivio e Museo è un attraversamento. Si cammina come si sfogliano i fascicoli: lentamente, con rispetto, sapendo che ogni passo può rivelare o smarrire un indizio. Gli attori interpretano personaggi ma anche funzioni del tempo: testimoni, custodi, ladri, giudici, ombre.

Il pubblico si muove tra stanze, sale, corridoi, chiostri. Ogni spazio è una soglia: l’Archivio come luogo della parola trattenuta, delle voci incatenate alla carta; le scale come passaggio di stato, salita e discesa della memoria; i chiostri come sospensione, tempo circolare, attesa; le sale del Museo come esposizione e ferita, dove l’assenza diventa visibile.

Ecco che l’oggetto rubato diventa corpo mancante: in questo vuoto, attraversando carte e luoghi, per un istante, l’ombra di Teodorico torna a camminare con noi.

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