Archivio Zeta
VIAGGIO NELLA NOTTE
testi tratti da La Nuit di Elie Wiesel
regia
Gianluca Guidotti, Enrica Sangiovanni
Sinossi e Biografia
Un documentario inedito: un incontro con un uomo straordinario
e un viaggio all’inferno. Un film che racconta
con scarna lucidità la deportazione e i suoi
itinerari.
Elie Wiesel è nato nel 1928 a Sighet, in Transilvania,
oggi parte della Romania. Aveva quindici anni quando
con la sua famiglia fu deportato dai nazisti ad Auschwitz.
Sua madre e la sorella minore morirono, le due sorelle
maggiori si salvarono. Elie e suo padre furono successivamente
portati a Buchenwald, dove il padre morì poco
prima che il campo venisse liberato nell’aprile
del 1945.
Dopo la guerra studiò a Parigi e più tardi
divenne giornalista. Durante un’intervista con
Francois Mauriac fu persuaso a scrivere delle sue esperienze
nei campi di sterminio. Il risultato fu la sua testimonianza
La Notte, apprezzata in tutto il mondo e tradotta in
più di trenta lingue.
Nel 1978 il Presidente americano Jimmy Carter lo nominò
responsabile della Commissione sull’Olocausto.
Nel 1980 ha fondato il United States Holocaust Memorial
Council. E’ anche fondatore dell’Accademia
Universale delle Culture a Parigi. Elie Wiesel ha difeso
la causa di ebrei russi, indios Miskito del Nicaragua,
desaparecidos argentini, rifugiati cambogiani, curdi,
vittime della fame in Africa, vittime dell’apartheid
in Sud Africa e vittime della guerra in ex-Jugoslavia.
Dal 1976 Elie Wiesel è Professore di Scienze
Umane presso la Boston University. Elie Wiesel è
autore di più di quaranta libri: romanzi, testimonianze,
racconti, testi teatrali e due volumi di memorie autobiografiche.
Per le sue attività letterarie e a favore dei
diritti umani ha ricevuto numerosi riconoscimenti negli
Stati Uniti. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per
la Pace. Cittadino americano dal 1963, vive a New York
con la moglie e il figlio. È la prima volta che
Elie Wiesel accetta di leggere in lingua originale i
brani più importanti della sua testimonianza.
note di regia
In realtà la tesi di lavoro nasce proprio dal
nostro incontro con Elie Wiesel, il 25 ottobre 2001,
a Boston: “…Così cerchiamo di prendere
un po’ di Silenzio, poche Parole e parliamo…”.
Questa frase è l’incipit del nostro film,
una ipotesi per dire la materia indicibile de La Notte,
materia inspiegabile che tentiamo di esprimere e comunicare
in astratto, concretamente.
Elie Wiesel ‘legge a memoria’, dice le Parole
del Silenzio; tiene lo spartito in mano, perseguendo
un canone monodico. In campo c’è un testimone,
che parla dallo spazio tragico bianco, nel vuoto del
campo-Ade ed è ombra rievocata dalla memoria;
depone in questo processo alla Storia, al buco nero
del Novecento.
Lo spazio-schermo è il foglio manoscritto, per
noi, in yiddish, da Elie Wiesel stesso, della prima
pagina di ‘E il mondo taceva’, la prima
stesura de La Notte, tagliata dagli editori. Abbiamo
chiesto a Elie Wiesel di riscrivere queste parole dimenticate,
altrimenti perdute: “In principio fu la fede,
puerile; e la fiducia, vana; e l’illusione, pericolosa.
Credevamo in Dio, avevamo fiducia nell’uomo e
vivevamo nell’illusione che, in ciascuno di noi,
fosse deposta una scintilla sacra della fiamma della
shekhinah, che ciascuno di noi portasse negli occhi
e nell’anima un riflesso dell’immagine di
Dio. Questa fu la fonte se non la causa di tutte la
nostre disgrazie.”
In questo schizzo d’inchiostro, in quei tratti
si cela Giobbe. E non ce ne libereremo più per
tutto il film, “…come capivo Giobbe…”.
Qui si innesta il ‘movimento’ sull’Esilio:
la deportazione e tutte le successive tappe delle fughe
di Elie.
Pertanto, in nome della memoria attiva di Tzvetan Todorov,
Elie Wiesel in persona è il nostro terzo occhio
che legge con pudore se stesso, è il terzo se
stesso che entra nel gioco delle Parole e del Silenzio,
è il terzo reale vertice del triangolo delle
agnizioni, e vigila dall’alto il gioco e detta
i ritmi e gli accenti, le pause e il respiro, così
come nello Zohar, Il Libro dello Splendore. E noi applichiamo
il solfeggio: il silenzio, le parole, il vuoto, il gesto.
Il silenzio è il vuoto del suono. Il vuoto è
il silenzio dello spazio. E le immagini impresse sulla
pagina bianca sono segni del presente, non materiali
d’archivio: una topofobìa meditata dell’Europa.
Ecco i nostri piani-sequenza per una ricognizione: l’inferno
a Birkenau, la foresta prima di Weimar-Buchenwald, la
ferrovia di Auschwitz-Oswiecim e i fili spinati delle
odierne fabbriche polacche. 7-14 dicembre 2001 le date
del nostro itinerario: Buchenwald-Auschwitz-Birkenau-Sighet,
itinerario inverso a quello de La Notte, itinerario
della Memoria in tempi oscuri di dimenticanza come direbbe
Bertolt Brecht, itinerario interiore verso Sighetu-Marmatiei,
ieri Ungheria oggi Romania al confine con l’Ucraina:
terra dell’innocenza, della preghiera, terra di
Moshè lo Shammàsh: lo Shammàsh,
l’Aiutante, l’ottava candela, colei che
accende le altre.
Il controcampo è negli occhi!