Edipo Re

di Sofocle

Edipo Re

di Sofocle

diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti

traduzione Federico Condello – Alma Mater Studiorum Università di Bologna

musica Patrizio Barontini

sartoria Made in Tina

luci e tecnica Andrea Sangiovanni

produzione Archivio Zeta 2011 al Teatro Romano di Fiesole – ripresa 2012 allo Spazio Tebe – riallestimento 2015 Aula Magna Santa Lucia/Homo sum, la Permanenza del Classico

Colui che cerca è l’oggetto della ricerca;
chi non sa è colui a proposito del quale si tratta di sapere;
colui che ha sguinzagliato i cani è egli stesso la preda;
la pista in cui li ha lanciati li riconduce al punto in cui li attende.
Michel Foucault – Lezioni sulla volontà di sapere/Il sapere di Edipo

 

Il luogo del delitto è sotto gli occhi di tutti. La nostra versione di Edipo cammina sul filo dei contrasti, degli interrogatori e delle indagini alla ricerca ossessiva del colpevole: in scena due figure istruiscono il procedimento ineluttabile che porta alla conoscenza e quindi al dolore.

Abbiamo iniziato a girare intorno a Edipo Re nel 2011 quando decidemmo di metterlo in scena a Fiesole, a cento anni di distanza dall’inaugurazione del Teatro Romano che – primo in Italia – nel 1911 ospitò un Edipo in un sito archeologico. A Fiesole infatti spetta il merito di aver ricondotto la tragedia classica in un teatro all’aperto. Lo spettacolo era all’ora del tramonto e senza nessuna amplificazione, la musica era suonata dal vivo, in scena eravamo in quattro. Il viaggio continuò a Segesta, al tramonto ma anche all’alba nel tentativo di ricreare un rito culturale condiviso, in armonia con lo spazio e la luce. Ma non si fa Edipo senza una lingua e senza una profonda conoscenza del greco antico, dei giochi di parole, dei lapsus, dei tranelli e delle false piste. Decidemmo di mettere in scena Edipo perché ci colpì profondamente la ricerca filologica attenta e la contemporaneità della nuova e ancora mai rappresentata traduzione di Federico Condello dell’Università di Bologna. Insieme a Condello, di cui poi diventammo amici, affrontammo le scelte drammaturgiche e discutemmo le ipotesi registiche.

La scena nasceva dalla necessità di misurare l’orchestra e la skené e di rendere evidente il trivio come fosse un percorso obbligato, a cui non si può sfuggire. Inoltre lo scultore Antonio Crivelli lavorò ad un portale di 3 metri per 3 e a lui chiedemmo di ispirarsi a Ghiberti, utilizzando ferro e formelle di terracotta che rappresentavano scene ed episodi della vita di Edipo e che Edipo stesso nel corso della sua indagine imparava a decodificare, a leggere a posteriori.

Qualche tempo dopo facemmo un nuovo allestimento in due capannoni dismessi dai lavori dell’Alta Velocità nella Valle del Santerno, tra Imola e Firenzuola. Era un altro spettacolo. Eravamo al chiuso ma quando sul finale si aprivano i portelloni, il pubblico, da quello spazio industriale, poteva vedere il verde dei boschi intorno: il nostro Citerone era là a due passi!

Poi ci fu una violenta frattura: la tragica morte di Franco Belli che aveva sempre interpretato il Coro, con una forza e una eleganza strazianti, fino all’ultimo, fino a pochi giorni prima di morire.

Per tre anni quindi non abbiamo più voluto nemmeno nominare Edipo.

Nel 2015 Federico Condello ci propose di rimetterlo in scena in occasione delle serate in Aula Magna Santa Lucia dell’Università di Bologna per il ciclo La Permanenza del Classico, preceduto da una lezione di Massimo Recalcati.

Pensammo a lungo e fummo ricatturati da Sofocle. Ma capimmo che avremmo dovuto ripensare tutto lo spettacolo per farne una cosa completamente diversa. Eliminammo il Coro e decidemmo di fare tutto in due: doveva essere uno scontro dialettico fino all’ultimo respiro, un tentativo di far emergere al massimo le tracce metateatrali e di far risaltare uno straniamento che portasse ancora più in luce la lacerazione profonda della contemporaneità.

Come lavorare su un personaggio come Edipo, vittima e colpevole allo stesso tempo e come rappresentare tutta la complessità dei vari personaggi che si attorcigliano a lui per salvarlo o annientarlo?

Non è semplice pensare Edipo Re di Sofocle come un dialogo: chi è il protagonista lo sappiamo fin dall’inizio. Ma chi è questa deuteragonista Sfinge/Tiresia/Giocasta/Messaggero/Pastore che tenta di sviarlo dalla verità pur dicendola chiaramente, che sembra l’artefice del suo destino, che lo obbliga a vivere sul luogo del delitto, a percorrere ancora mille volte sempre la stessa strada e che lo precipita in un incubo oscuro dal quale non si può uscire? È forse lei la responsabile di tutto?

Per noi l’importante è non rispondere a questa domanda, lasciare che il dubbio rimanga come un tarlo nella mente, come una lotta tra i saperi.

Sprofondiamo insieme a questi personaggi nel dolore dell’abbandono, della solitudine e dell’omicidio, nella paura di non essere ciò che abbiamo sempre pensato di essere e nell’orrore dell’agnizione della realtà, per poi scoprire, all’ultimo, che è proprio la pietà ad aver condannato Edipo a soffrire ciò che sta soffrendo. La compassione del Pastore che lo ha salvato è la causa del suo male, l’ultimo frammento mancante. Non c’è più speranza, il mosaico è completo.

Da questo naufragio nell’abisso è nata la partitura musicale e sonora di Patrizio Barontini.

In questa Y di legno, quasi un cromosoma di luce, abbiamo disegnato uno spazio sospeso indefinito o iperdefinito, un passaggio dalla visibile oscurità alla luce accecante, dall’ignoranza verso il sapere.

Così è nato questo nuovo Edipo, tragedia immensa e immensamente bella. La storia di un bambino preso nella trappola genetica e abbandonato al suo destino.

Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

 

In una tragedia in cui la trama è data dal lento esaminare qualcosa di già avvenuto, la vera materia drammatica, politica, è nella dissezione chirurgica della dinamica del disastro: l’analisi tragica. Quale lingua contemporanea, se non quella di Archivio Zeta che provoca indugio nell’occhio e nell’orecchio, può allora rendere evidenza e conto del tragico, lento, crudele “guardare meglio” di Edipo? Al pubblico Guidotti e Sangiovanni consegnano immediatamente le chiavi del giallo, portando alle estreme conseguenze la struttura della tragedia stessa, perché possano scavalcare l’adrenalina da finale dell’intreccio, e concentrarsi sulle nervature della fabula. Il luogo del delitto del re Laio è sotto gli occhi di tutti, già rivelato, insieme alla colpa del figlio: i due attori lo calpestano fisicamente, muovendosi su una passerella di legno che si biforca in proscenio disegnando il crocevia dove l’assassinio del padre si è compiuto. Edipo, in un incubo, si aggira sulle sue macerie, cammina sul destino scritto dietro la sua nuca, come noi; come noi si tende in una innaturale dolorosa torsione per il volerlo leggere, circondato da figure che continuamente lo depistano nel suo progetto di conoscenza. La vita, le relazioni, i sogni – in fondo – ci depistano dal dolore.

Rossella Menna

Caso, conoscenza, politica

L’Edipo re è il “re” di tutti i drammi: così si è espresso un antico erudito, e così hanno pensato in tanti, dall’Aristotele che nella Poetica elegge l’Edipo a esempio di trama perfetta, fino a Freud, che al rintoccare del Novecento ne ha fatto la trama stessa della nostra psiche. Eppure, quando Sofocle presentò il suo Edipo al pubblico di Atene, la tragedia non piacque e uscì sconfitta dal concorso teatrale. La storia di Edipo è quella di un “re democratico” sospeso fra amore del proprio popolo e rischio dell’assolutismo, della tyrannis; un “re democratico” che è re finché ignora i propri legami con il genos, la “famiglia” regnante di Tebe, e che cessa d’essere re proprio quando i suoi diritti di erede vengono alla luce, insieme ai suoi involontari ma abominevoli delitti, parricidio e incesto. Nell’Edipo re, in effetti, si è riconosciuta una vicenda folclorica diffusissima: quella del principe-trovatello dalle origini misteriose, che torna nel regno dal quale un antagonista regale (maschio e più vecchio) l’ha scacciato bambino; superate le doverose prove eroi­che, e ucciso l’antagonista, egli conquista la mano di una regina o principessa, per essere infine solennemente riconosciuto: l’oscuro eroe altri non è che il legittimo erede al trono, e con la neo-sposa egli conquista anche il regno. È facile vedere come Sofocle abbia ribaltato il senso della favoletta, trasformandola in quella che Schiller definì una «analisi tragica», perché l’unica storia a cui noi assistiamo è la ricostruzione di una storia passata e dimenticata. Nella inarrestabile consequenzialità di tale storia, un eroe ignoto a sé e agli altri regna – e regna bene – solo finché il genos non torna a imprigionarlo nelle maglie di reticoli parentali moltiplicati (madri-mogli, figli-fratelli e figlie-sorelle: una sorta di super-genos). Per questo, all’inizio del dram­ma, un sovrano amato e benevolo esce dal palazzo di famiglia per incontrare il suo popolo; nel finale, egli è fatto prigioniero di quello stesso palazzo, e invoca vanamente l’esilio.
È questa, in filigrana, la storia di un progetto politico culturale che tentò di far convivere familismo aristocratico e democrazia? Religione tradizionale e nuove, rivoluzionarie forme di razionalità, dalla scienza medica alla cosiddetta “sofistica”? Riconoscimento della tyche – del “caso” – come ineliminabile fattore storico, e controllo razionale degli eventi? Per noi, oggi, dopo secoli di riscritture e riletture, l’Edipo re è vicenda più individuale che politica: è – complice Freud – una storia da teatro interiore, che narra del nostro più profondo “essere (o divenire) uomini”, della nostra incapacità di conoscere, della nostra sottomissione alla Tyche. Ma questa storia – è bene non dimenticarlo – narra anche di politica, di comunità, di tyrannis e di demokratia: e forse, nel finale e solitario homo sum di Edipo, della politica esprime la più tragica nostalgia.

Federico Condello

 

Note sulla composizione musicale

La musica e i suoni che accompagnano questa versione dell’Edipo Re sono pensati come espansione della parola, delle sue forme timbriche e della sua articolazione ritmica. I legami che si creano fra suoni e parole permettono la nascita di nuovi spazi comuni, condivisi, nei quali entrambi i piani si arricchiscono di senso, richiamando la complessità del reale. La condivisione si attua sul piano dei contenuti e si proietta anche nello spazio acustico reale grazie alla diffusione multicanale del suono e della voce. Si tratta quindi di forme che agiscono per contrasto o per prolungamento dei molteplici piani semantici che il testo offre.

Patrizio Barontini

Incontri in San Mattia gennaio 2018

venerdì 19 ore 21 – a seguire dialogo con Maddalena Giovannelli
sabato 20 ore 21 – a seguire dialogo con Federico Condello
domenica 21 ore 17 – a seguire dialogo con Giorgio Ieranò
martedì 23 ore 21 – a seguire dialogo con Marco Antonio Bazzocchi
mercoledì 24 ore 18 – a seguire dialogo con Massimo Recalcati
giovedì 25 ore 21 – a seguire dialogo con Silvia Mei

Inauguriamo il 2018 con la ripresa di Edipo re di Sofocle in un nuovo allestimento pensato in relazione alla spettacolare architettura dell’Ex Chiesa di San Mattia a Bologna, costruita alla fine del ‘500 e annessa al Convento delle Domenicane, arricchita nel corso del ‘700 di un bellissimo apparato pittorico e ornamentale. Nel 1799, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi voluta dal governo napoleonico, la chiesa di San Mattia fu isolata dal convento, sconsacrata e ridotta a magazzino. Il restauro, iniziato nel 1981 e concluso nel 1994 a carico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha rimesso in luce la bellezza di stucchi ed affreschi.

Ed è grazie alla collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia-Romagna che avrà luogo questo allestimento dal 19 al 15 gennaio.

Durante le sei repliche programmate si avvicenderanno degli ospiti, invitati proprio in virtù della loro passione e conoscenza del mito di Edipo, ai quali, dopo lo spettacolo, sarà affidato in forma di dialogo il compito di approfondire e riflettere, porre e ricevere domande, aggiungere conoscenza e pensiero.

Hanno generosamente accettato il nostro invito Maddalena Giovannelli (Letteratura teatrale della Grecia Antica, Università degli Studi di Milano, fondatrice di Stratagemmi-Prospettive Teatrali), Federico Condello (Filologia greco-latina, Letteratura e Tradizione Classica, Alma Mater Studiorum Università di Bologna e autore della traduzione), Giorgio Ieranò (Letteratura greca, Università degli Studi di Trento), Marco Antonio Bazzocchi (Letteratura Italiana Contemporanea, Alma Mater Studiorum Università di Bologna), Massimo Recalcati (psicoanalista, Psicoanalisi e scienze umane, Università degli Studi di Verona), Silvia Mei (Dipartimento delle Arti, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Caporedattore “Culture Teatrali” online).

Con il Patrocinio del Centro Studi La Permanenza del Classico

 

allestimento ex chiesa San Mattia, Bologna - 2018
allestimento Teatro delle Passioni, Modena - 2017
allestimento Teatro Romano di Fiesole - 2011
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Edipo Re di Sofocle

dal 18 maggio al 6 giugno 2011 ore 18 - Teatro romano di Fiesole (FI)
20 agosto 2011 - Segesta (TP) – Teatro greco, Segesta Festival
16/17/23/24/30 giugno 2012 - Spazio Tebe
1/14/15/21/22 luglio 2012 - Spazio Tebe
24/25/26 agosto 2012 - Spazio Tebe

Edipo Re di Sofocle nuovo allestimento

7 maggio 2015 - Bologna – La permanenza del classico HOMO SUM – Aula Magna Santa Lucia
27 – 28 – 29 gennaio 2016 - Teatro delle Passioni – Modena
2 marzo 2016 - Teatro Testori – Forlì
9 aprile 2016 - Teatro Rasi – Ravenna
14 – 15 – 16 – 17 aprile 2016 - Teatro Sala Fontana – Milano
29 – 30 aprile 2016 - Teatro Cantiere Florida – Firenze
14 gennaio 2017 - Itc Teatro – San Lazzaro Di Savena - Bologna
domenica 28 maggio 2017 - Teatro Le Ariette - Val Samoggia - Bologna

Edipo Re

dal 19 al 25 gennaio 2018 - Ex Chiesa di San Mattia - Bologna
Sabato 7 aprile 2018 ore 21 - Festival della Psicologia di Torino