Archivio Zeta
in collaborazione con
l’Istituto Storico Parri Emilia Romagna e Museo della Resistenza di Bologna
in occasione della Giornata della Memoria, 27 gennaio 2008
LA MADONNA A TREBLINKA
di Vasilij Grossman
progetto teatrale di Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni
Non abbiamo mai visto niente allo stesso modo
ma guardavamo sempre la stessa cosa.
William Faulkner
La Madonna Sistina fu dipinta da Raffaello nel 1512-1513 per i monaci benedettini della chiesa di San Sisto a Piacenza, che probabilmente volevano utilizzare l’immagine come stendardo da processione; questo almeno ci fa pensare il fatto che sia dipinta su tela e non su tavola, com’era consuetudine di Raffaello. L’opera fu venduta poi, nel 1754, al principe Augusto III, elettore di Sassonia, per sessantamila fiorini e collocata nella Pinacoteca di Dresda.
note di regia
La Madonna a Treblinka (il titolo originale è in realtà La Madonna
Sistina) composto nel 1955, all’inizio del disgelo, fu pubblicato in Russia
solo nel 1989. Vasilij Grossman era entrato nel campo di Treblinka insieme all’esercito
sovietico.
La Madonna Sistina prende spunto dalla mostra delle opere della Galleria di Dresda
che le autorità sovietiche organizzarono a Mosca nel 1955, prima di restituire
ai tedeschi le tele razziate nella vittoriosa avanzata verso Berlino. Grossman
riprende qui le fila di una riflessione che aveva già lunga storia tra
gli Slavi orientali: il quadro di Raffaello era divenuto un topos della
cultura russa. Pushkin, Belinskij, Herzen, Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij, Goncharov,
Solov’ev, Florenskij, tutti avevano descritto l’impressione destata da quella
magnifica donna col bambino in braccio.
Grossman vede la Madonna Sistina dopo Treblinka e dopo la Kolyma, dopo i lager
e dopo i gulag. Ripensando agli inferni creati dall’uomo nel corso del Novecento
rivede la Madre e il Bambino dipinti da Raffaello: “Il ricordo di Treblinka
aveva invaso la mia anima, e in principio non riuscii a capire... Era lei, la
Madonna che camminava di un passo leggero, piedi nudi sulla terra tremante di
Treblinka, dal luogo di scarico del treno fino alla camera a gas. La riconobbi
dall’espressione del viso e degli occhi. Vidi suo figlio, e lo riconobbi dall’espressione
straordinaria, non infantile. Così erano le madri e i bambini a Treblinka.”
Grossman non fugge davanti agli orrori del Novecento, non fugge davanti a Treblinka,
alla Kolyma, alla carestia conseguente alla collettivizzazione sovietica degli
anni Trenta. Grossman ricorda, vuole ricordare. Perché la Madonna
Sistina non è fuggita. Non c’è più opposizione tra ciò
che è utile e ciò che è bello. Dopo Treblinka e la Kolyma,
l’unica bellezza possibile è una bellezza incarna?ta, non astratta. È
quella bellezza che, seguendo la strada che parte da Dostoevskij, Grossman
chiama l’umano nell’uomo.
“Guardando la Madonna Sistina noi conserviamo la fede che vita e libertà
siano una cosa sola e non vi sia nulla di più alto dell’umano nell’uomo.”
Lei è un volto che soccorre i contadini uccisi negli anni della carestia,
i figli dei bottegai ebrei uccisi nel pogrom di Kisinëv, i morti nelle cave
di pietra, i boscaioli della taiga, i soldati nelle trincee allagate d’acqua
e i fratelli e le sorelle di Treblinka.
Quella donna con il figlio incarna il totalmente nuovo, “come se ai sette
colori dell’arcobaleno se ne aggiungesse un ottavo, che l’occhio non
aveva mai visto”.
Abbiamo deciso di dar forma teatrale a questo scritto di Vasilij Grossman dopo
aver letto Memoria del male, tentazione del bene di Tzvetan Todorov, dove brevi
citazioni da La Madonna Sistina vengono utilizzate come incipit di ciascun capitolo.
In questo saggio su un secolo tragico Todorov inscrive Grossman nella sua galleria
di ritratti di alcuni degli individui che hanno camminato nel secolo delle tenebre
e che potranno servirci da guide. Dopo il nostro lungo lavoro sulla Memoria, dopo
essere passati attraverso lo studio storico e le testimonianze, dopo il nostro
confronto con la parola tragica, approdiamo ad un testo che è sintesi esemplare,
dove parola e storia si scontrano con la raffigurazione, con l’immagine.
Davanti al dolore degli altri lo sguardo di Grossman comprende tutte le storie
di ingiustizia, le assume attraverso una opera d’arte e quindi ci insegna
un nuovo modo di vedere: una lezione di storia e di arte. L’occhio in contemplazione
di Grossman e la sua capacità evocativa sono la sfida della prova teatrale,
che tende a voler essere ostinatamente una concentrata attesa di epifania.
NOTE TECNICHE
Durata: 60 minuti
• sabato 26 gennaio 2008 ore 21.30
• domenica 27 gennaio 2008 ore 17.30
Museo della Resistenza, Istituto Storico Parri Emilia-Romagna
Sala ex Refettorio del Convento di San Mattia, via Sant’Isaia 20, Bologna
per le scuole: da lunedì 28 gennaio tutte le mattine con orario da concordare
con la scuola
posti limitati, prenotazione obbligatoria telefonica: 334 9553640 oppure online, ingresso 10€
NOTE BIOGRAFICHE
VASILIJ GROSSMAN
Vasilij Semenovic Grossman (Berdicev, 12 dicembre 1905 – Mosca, 14
settembre 1964) è stato un giornalista e uno scrittore sovietico.
Di origine ebraica, aderì all’ideologia e alle indicazioni del regime
sovietico fino alla Seconda guerra mondiale, durante la quale fu corrispondente
di guerra per il quotidiano dell’esercito Stella rossa e seguì il fronte
fino alla Germania. In quel periodo cominciò a comporre una grande opera
sulla guerra, incentrata sulla Battaglia di Stalingrado. Inoltre tra il 1944
e il 1945 lavorò a un’opera che documentava i crimini di guerra nazisti
nei territori sovietici contro gli ebrei (Il libro nero).Dopo aver assistito
alla campagna antisemita che avvenne in Unione Sovietica fra il 1949 e il 1953
maturò una diversa sensibilità, si trovò in dissidio con
il regime e cadde in disgrazia. La stesura finale della sua grande opera sulla
guerra, intitolata Vita e Destino, venne sequestrata e non avrebbe mai visto
la luce se qualcuno non avesse conservato e fatto pervenire clandestinamente
una o due copie a Losanna, dove fu stampato nel 1980.