Archivio Zeta
INTERVISTE IMPOSSIBILI
di Italo Calvino
progetto teatrale diretto e interpretato da
Gianluca Guidotti
Enrica Sangiovanni
con la partecipazione in voce di
Marisa Fabbri
musica
W.A.Mozart e J.S.Bach
elaborazione tecnica foto
Federica Toci
proiezione foto
Andrea Sangiovanni
Produzione
Archivio Zeta
note di regia
Mettiamo in scena due ‘Dialoghi storici’:
‘L’uomo di Neanderthal’ scritto per
la radio nel 1974 e ‘Henry Ford’ scritto
per la televisione (e mai realizzato!) nel 1982. Questi
due dialoghi, ‘storici’ in quanto lezioni
di storia dell’uomo, sono interviste impossibili
a causa della distanza spazio-temporale tra l’Interlocutore
e i rispettivi protagonisti. Ed è appunto questa
impossibilità che rende Calvino un anti-giornalista
incredibilmente documentato, un anti-storico che si
attiene ai fatti. Da questa ‘leggerezza’
nascono i dialoghi.
Neander, l’uomo nuovo, l’origine della specie
Homo, da fossile parlante risponde alle domande di un
Intervistatore in cerca di scoop: e lo scoop, la ‘notizia
esclusiva’ è l’emergere di un contrasto,
di uno scontro potremmo dire generazionale: l’uomo
di Neanderthal, liquidate le domande paleoantropologiche
di rito, scardina il rapporto con la curiosità
giornalistica per affermare l’archetipo di una
civiltà scomparsa. L’età della pietra
inaugura un destino, racchiude un codice genetico primigenio:
“…tutto quello che è stato detto
e pensato e significato c’era già in quello
che dicevo e pensavo e significavo, tutta la complicazione
della complicazione era già lì…”.
Ed ecco che la complicazione della complicazione viene
a galla nel secondo dialogo.
Con Henry Ford, inventore della catena di montaggio,
prototipo e simbolo del Nuovo Mondo, Calvino mette in
scena il processo impossibile al progresso e al consumo.
L’Interlocutore qui diventa una coscienza tragica
perché consapevole del proprio presente. La tensione
dialogica mostra una crepa insanabile: da una parte
un umanesimo vigile e preoccupato e dall’altra
la volontà di potenza e l’utopia negativa
di voler “fabbricare uomini”.
Accostando questi due dialoghi vorremmo portare in scena
un’analisi del progresso: due riflessioni per
il nuovo millennio.
La scena è spazio vuoto: studio televisivo, aula,
museo, camera oscura e schermo: finestra sulla nostra
memoria pre-industriale e industriale, su cui si fissano
fotografie d’archivio. La ricerca fotografica
è stata la base di partenza di questo progetto:
un montaggio di 175 immagini compone e ‘sviluppa’
un viaggio visivo continuo; la parola precede e fissa
le immagini di cui ha bisogno per raccontare e le immagini
appaiono per rendere concreta la lezione di storia.
Si parte da fine Ottocento e via via ci si sposta nel
tempo utilizzando anche fotogrammi del cinema muto:
scavi archeologici, disegni di Neanderthal, cave di
pietra, fabbriche Ford a Detroit, catena di montaggio,
primi modelli di auto, Buster Keaton…un archivio
visivo difficile da rintracciare, immagini disperse
nel magma infinito dei nostri occhi rotti dall’abuso
e dall’assuefazione a cui ci inchiodano i media
di massa. Per questo ‘montiamo’ nella partitura
queste foto e questi fotogrammi ancestrali: per creare
connessioni tra la realtà e la lezione di storia
di Calvino. Lo spartito risponde quindi scenicamente
a questa necessità ed esattezza di montaggio:
epifanie che illuminano la parola!
Queste interviste radiofonico-televisive diventano possibili
in teatro, medium antico ma nonostante tutto per fortuna
ancora vivo: dunque Interviste impossibili possibili
perché ripropongono con coraggio il rito greco
della dialettica!