Archivio Zeta
ILIADE - I FIUMI PARLANO
fabbricazione duello uccisione
riscatto compianto sepoltura
da
Omero
traduzione
Rosa Calzecchi Onesti, Giulio Einaudi editore
regia
Gianluca Guidotti
Enrica Sangiovanni
conflagrazioni poetiche
Cesare Pavese(1908/2008), Simone Weil (1909/2009)
aedi
Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti, Andrea Sangiovanni, Alfredo Puccetti, Luciano Ardiccioni
note di regia
Dopo Eschilo e Sofocle, un passo ancora indietro: Omero. Un nuovo tentativo di
teatro di parola: a verso a verso, andando a capo quando il senso è finito.
Provando ci accorgiamo per simpatia, per assonanza che ILIADE è ancora
lettera viva se chi dice o ascolta è vigile, disponibile. Questa è
una battaglia, una sfida della poesia contro l’assuefazione, contro l’ignoranza,
contro tutto ciò che è offesa al mondo. Proviamo a dire i versi
di Omero voltati in italiano da Rosa Calzecchi Onesti (grazie all’infaticabile
cura editoriale di Cesare Pavese) e ad imbastire con ago e filo una geometria
ritmica di duelli verbali: s’impara la lima e la pazienza: a mettere in
connessione la lettera con la vita, con la realtà, a dargli forma, pensiero,
anima e immaginazione e a osservare come lievita un pane di parole o come si leviga
un legno carico di versi o come si zappa un campo irto di accenti. Verso a verso
come corpo a corpo, come duello, testo/aedo, che poi dopo il duello si fa coro
e quindi polifonia condivisa: fiumi ascoltare!
Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni
Sappiamo bene tuttavia che qualunque traduzione è una messa in scena
che adatta un testo perlomeno a un nuovo clima verbale e lo colloca in un gioco
di riflessi e di richiami, di sopraggiunte oscurità e insospettate possibilità
d’echi, che è sempre un travestimento. Ma sappiamo altresì che
altro è accontentarsi della generica suggestione di un testo e tradurla
secondo un secolare schema oratorio, altro accostarsi alla lettera viva armati
di una sensibile e attenta filologia, come di una bilancetta, che dovrà
scrupolosamente dosare l’oro della poesia. Di questa nostra convinzione non
ci pare anzi nemmeno di doverci vantare: è una semplice esigenza di coscienza
e di gusto e chi oggi non la sente si mette fuori non dico della "civiltà
letteraria" di buona memoria ma del normale alfabetismo.
Cesare Pavese - 1950
Chi aveva sognato che la forza, grazie al progresso, appartenesse ormai al
passato, ha voluto vedere in questo poema un documento; chi sa discernere la
forza, oggi come un tempo, al centro di ogni storia umana, vi trova il più
bello, il più puro degli specchi. La forza è ciò che rende
chiunque le sia sottomesso una cosa. La straordinaria equità che ispira
l’Iliade non ha avuto imitatori. A malapena ci si accorge che il poeta
è greco e non troiano. L’Iliade fu l’unico vero testo dell’epopea
occidentale, suoi soli continuatori furono Eschilo e Sofocle. Gli uomini ritroveranno
il genio epico quando sapranno credere che nulla è al riparo dalla sorte,
quindi non ammirare mai la forza, non odiare i nemici, non disprezzare gli sventurati.
E’ dubbio che ciò sia prossimo ad accadere.
Simone Weil - 1940