Archivio Zeta e Liceo M.Minghetti
Tre canti dell’Iliade letti ad alta voce dagli studenti
laboratorio teatrale diretto da
Gianluca Guidotti
Enrica Sangiovanni
con
Giulio Azzoguidi
Elisa Bonazzi
Federico Modugno
Lorenzo Viapiana
Violoncello
Giacono Serra
Musiche
J.S.Bach
Testi tratti da
Omero - Cesare Pavese - Kostantin Kavafis
Coordinamento didattico
Prof.ssa Annalisa Tugnoli
Montaggio DVD Video e elaborazioni grafiche
Andrea Sangiovanni
Produzione DVD Video
Archivio Zeta
Argomento
Canto III
I due eserciti si fronteggiano e sono pronti allo scontro.
Menelao avvista Paride
Alessandro sul campo e pregusta la gioia della vendetta.
Paride, superata
l’iniziale paura, convinto da Ettore, propone
di risolvere il conflitto con
un duello tra lui e Menelao. Gli eserciti vengono fatti
sedere. Nel frattempo
Elena, dalle mura di Troia, indica a Priamo gli eroi
più gloriosi tra gli Achei.
Poi la tregua e le regole del duello vengono stabilite
da patti, consacrati da
Agamennone e da Priamo che viene portato per questo
sul campo di battaglia.
Si inizia a combattere e Paride sta per essere sopraffatto
da Menelao, quando
Afrodite interviene a sottrarre il suo protetto alla
furia del nemico e a condurlo
in salvo nel talamo nuziale, dove poco dopo costringe
Elena a raggiungerlo.
Menelao intanto si aggira furioso per il campo in cerca
del suo nemico e viene
proclamato vincitore dagli Achei.
Canto VII
Apollo e Atena decidono che la battaglia, divenuta molto
aspra dopo la rottura
dei patti, deve interrompersi per un poco e tramite
l’indovino Eleno inducono
Ettore a sfidare a duello i più forti degli Achei.
Viene sorteggiato Aiace
Telamonio che si dimostra superiore per forza, ma viene
fronteggiato dalla
destrezza di Ettore. Per il sopraggiungere del buio,
il duello viene interrotto, c’è
uno scambio di doni e i due eroi tornano dai loro eserciti.
Canto XXII
Di tutti i Troiani che inseguiti da Achille si sono
rifugiati a Troia, solo Ettore
è rimasto fuori dalle mura. Incurante delle suppliche
del padre e della madre,
resta fermo ad aspettare il terribile nemico. Ma quando
Achille gli si avvicina
circondato da uno splendore sinistro, Ettore scappa.
Gli eroi compiono tre giri
intorno a Troia; al quarto Zeus pesa i loro destini
e per Ettore è decisa la morte.
Apollo lo abbandona, mentre Atena, con un inganno, lo
convince a battersi
a duello con Achille che lo uccide, lo spoglia delle
armi e poi ne sconcia il
cadavere. In città si alza il grido di disperazione
di Priamo, Ecuba, Andromaca
davanti al doloroso spettacolo.
Note di lettura
Insolito questo progetto: mettere insieme una insegnante
di greco, due registi e un gruppo di
studenti di liceo classico. L’insegnante voleva
dimostrare che in greco antico sono scritti dei
capolavori che sono alla base della nostra cultura e
che parlano ancora al nostro presente,
e quando essi sono testi epici trovano la loro più
vera realizzazione e comunicabilità, se
animati.
Insegnante, registi, giovani, riuniti all’interno
di un laboratorio di ricerca, hanno messo
insieme ciascuno qualcosa di sé, competenze e
spontaneità, per dare un senso ad uno studio
che rischia di rimanere chiuso nei libri e muto.
Nella pratica scolastica la filologia, gli apparati
critici sono sì gli strumenti più nobili
per
avvicinarsi ai testi antichi, ma sono aristocratici,
arrivano a pochi, e nell’interesse per la
parola, rischiano di perdere l’intreccio del testo
e la dimensione recitata del racconto. Questo
volevamo recuperare e lo abbiamo cercato in un testo
bilingue, il testo greco come punto di
riferimento e una sua buona traduzione per la lettura.
La lettura a voce alta, cadenzata, a più
voci, ci ha aiutato a vedere il racconto in modo diverso
ed è diventata una scoperta.
Abbiamo scelto tre variazioni sul tema del duello: il
duello per la contesa della donna, fra
Menelao e Paride che sin dal suo primo apparire vestito
di pelle di pantera e con due lance,
ha qualcosa di poco eroico; il duello avviene secondo
le regole, ma ha un finale insolito
che si conclude fra i profumi del talamo; il duello
fra Ettore e Aiace che si svolge come un
torneo cavalleresco e si conclude senza spargimento
di sangue con uno scambio di doni
(l’episodio ha una funzione normativa, offre al
pubblico un esempio del codice cavalleresco,
incarnando, come è proprio dell’epos, la
regola in azione e i precetti in personaggi); infine
il duello drammatico fra Ettore e Achille, che si conclude
con la morte dell’eroe troiano e
lo scempio del cadavere.
Sempre due gli eroi che si affrontano, sempre è
l’intervento di un dio che determina la vittoria
finale, anche con l’inganno. Ricorrente è
la ritualità nei gesti e nelle parole che si
scambiano
i duellanti, anche in fin di vita; in primo piano l’eroe
e il suo coraggio nei confronti della
morte, ma lo sguardo di Omero è circolare, a
tutto campo: unisce il presente del racconto
al prima e al poi, passa dall’eroe grande alla
anonima massa dell’esercito, dai protagonisti
della guerra agli spettatori di essa, moltiplicando,
con gli sguardi, la drammaticità.
E così, in questi grandi quadri di guerra, c’è
il coraggio ma anche la paura e l’istinto a
fuggire, l’irruenza dei giovani e la forza dei
vecchi, il desiderio di uccidere e la stanchezza
della guerra, la sacralità dei patti e l’orrore
dello scempio per il cadavere, il disinteresse
dell’uomo per la vita e il dolore della solitudine
nella donna.
Su tutto il senso della vita umana come una foglia,
diretta da forze divine e dominata dal
destino.
Annalisa Tugnoli
Lettera viva
Abbiamo tentato, in accordo con la Prof.ssa Annalisa
Tugnoli, di mettere in contatto i
partecipanti con la lettera viva (Omero, Pavese), di
far comprendere per “simpatia”, per
connessioni che un testo è sempre lettera viva,
lettura per epifanie, agnizioni, se colui che
legge è vigile, disponibile e attento. Questa
è una battaglia, una sfida della poesia, della
bellezza dell’arte contro l’assuefazione
e l’ottusità, contro l’ignoranza
e l’insensibilità,
contro tutto ciò che è offesa al mondo.
Battaglia mastodontica che ogni giorno in un
Liceo, nel piccolo grande cosmo, professori e studenti
si trovano a combattere, nel rito
di passaggio della formazione; noi, in quanto registi,
nel corso del laboratorio abbiamo
cercato di dare una direzione a questa sfida che purtroppo
fuori dalle aule, sul terreno
della quotidianità, è troppo spesso vilipendio,
sonno della ragione e mortificazione.
Qui abbiamo trovato terreno fertile e abbiamo tentato
di mostrare ai ragazzi un artigianato
che si impara in anni di lavoro e che qui risulta compresso
in due mesi e mezzo di lavoro,
durante i quali si sono potuti soltanto iniziare ad
intravedere gesti e tecniche che reclamano
rigore, dedizione e pazienza…come in tutte le
discipline. Abbiamo spinto a riflettere sul
rapporto tra respiro e voce, a pesare le parole, a dargli
“le ali” come dice Aristofane o a
farle pesanti “come fortezze” come dice
Canetti. Abbiamo provato a “tavolino” a
dire i
versi di Omero voltati in italiano da Rosa Calzecchi
Onesti e ad imbastire con ago e filo
una geometria scenica dei duelli. I ragazzi a volte
spiazzati, a volte indifesi o vergognosi,
attenti o eccitati hanno dato corpo ai tentativi, agli
schizzi, ai bozzetti preparatori di
un possibile lavoro sul testo. L’analisi del testo
e la lettura a voce alta sono cardini del
tentativo: insegnano la lima e la pazienza, l’umiltà
e la disponibilità: e questo hanno
tentato tutti di sperimentarlo. Non abbiamo cercato
di fare un corso di teatro in pillole,
nessuno di loro forse farà l’attore da
grande, non era questo il programma. Il progetto era
chiaro: mettere in connessione la lettera con la vita,
con la realtà, dargli forma, pensiero,
anima e immaginazione e osservare come lievita un pane
di parole o come si leviga un
legno carico di versi o come si zappa un campo irto
di accenti. La lettura come corpo
a corpo, come duello, scontro a due, testo e aedo e
che poi dopo il duello si fa coro e
quindi polifonia condivisa. Abbiamo toccato temi enormi,
inestinguibili nel tempo a
disposizione…abbiamo aperto delle brecce? Abbiamo
instillato curiosità? (parola vitale,
capitale!) Chissà, non si può dire. Forse
più in là tracce o segni di queste ore
trascorse
assieme ritorneranno fuori tramite rigurgiti, rimembranze,
cognizioni, assonanze,
in altre ore, con altri metodi, per altre discipline,
in altre facoltà. Resta l’esperimento e
l’esperienza: cumuli di arnesi e oggetti da anticaglie
che per un buon lasso di tempo, come
nella Fantasia di Disney, han preso vita e si sono mossi
dagli spartiti polverosi per andare a
muoversi nell’altrove, non-luogo popolato da studenti-rigattieri
magici che hanno smosso
acque stagnanti, ferri arrugginiti, abbecedari trascurati.
La lettera è viva. Viva la lettera!
Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni