LA ZONA GRIGIA

LA ZONA GRIGIA

un esperimento di memoria attiva

 

da I sommersi e i salvati di Primo Levi

a cura di Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti e Elena Monicelli

produzione Archivio Zeta e Fondazione Scuola di Pace di Montesole

progetto META / MemoryEducationTheatreAction

La Zona Grigia è un progetto educativo rivolto agli/alle studenti (a partire dalla terza media) e agli adulti. Non è una lezione o conferenza-spettacolo, come comunemente si intende, ma è un esperimento di teatro e di educazione alla memoria attiva che si svolge in qualsiasi luogo che possa contenere fino ad un massimo di 45 sedie messe in cerchio.

Il metodo che META applica per far nascere dubbi, domande, curiosità e aiuta a rompere stereotipi e luoghi comuni, deriva dall’unione di due esperienze professionali diverse ma affini: quella di Archivio Zeta (nell’ambito del Teatro di Parola) e quella della Scuola di Pace di Monte Sole (nell’ambito dell’educazione alla memoria e alla responsabilità individuale).

Il pericolo che la retorica legata ad ogni celebrazione generi assuefazione, distacco o disinteresse, è da qualche anno realtà. META persegue quindi un metodo educativo fondato sulla responsabilità e attenzione nell’uso della parola e dell’immagine. Propone la partecipazione ad un teatro/laboratorio interattivo che crea spazi di discussione e partecipazione. Il processo è facilitato dall’uso l’uso di attività e giochi di educazione non formale.  Affinché la memoria non diventi terreno di shock emotivi fine a se stesso o, peggio, mera nozione istituzionale.

META crede alla memoria come strumento educativo per il presente, campo morale da cui emergono i contrasti, le contraddizioni, le paure, i sintomi dell’essere umano nel tempo e nello spazio che lo riguardano.

Partendo dall’ultimo libro che Primo Levi ci ha lasciato, I sommersi e i salvati, e in particolare dal capitolo La Zona Grigia, cuore discusso e snodo di tutto il pensiero di Levi, inizia in forma teatrale il racconto della vicenda umana, politica e morale di Chaim Mordecai Rumkowski, presidente del ghetto di Łódź, autocrate e complice del nazismo, personaggio che Levi assume come simbolo per farci riflettere sulla zona grigia.

Come Rumkowski, anche noi siamo così abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilità essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti,che il ghetto è cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte,e che poco lontano aspetta il treno.  Primo Levi

Lo spazio della narrazione è il cerchio all’interno del quale spettatori e spettatrici (ragazzi/e, adulti, persone di ogni età) vedono dipanarsi attraverso oggetti, foto, carte, brani di discorsi pubblici, il mondo e l’umanità del ghetto di Łódź negli anni della seconda guerra mondiale. Si andrà formando una sorta di pannello della memoria che faciliterà i passaggi e le assonanze. Ci concentriamo su questa storia perché la vicenda di Rumkowski pone una serie di problemi legati alla vuota retorica del “Male Assoluto” oppure dell’ “Inferno”, del “Mai Più”, tutti stereotipi e semplificazioni di un dibattito che tende ad estremizzare i termini per meglio tranquillizzare e quindi deresponsabilizzare.

Le domande che Primo Levi lascia aperte nel finale del capitolo saranno la materia del dibattito/laboratorio che, senza soluzione di continuità, si animerà nella seconda parte dell’incontro: il mondo non si divide in bianco e nero ma si apre una zona di ambiguità, una zona grigia che dobbiamo imparare a riconoscere in noi stessi, nei nostri comportamenti, nelle reazioni. I partecipanti diventeranno parte attiva e dovranno mettersi in gioco, in discussione, attraverso attività di educazione non formale (brainstorming, giochi cooperativi, discussione ecc..)

Alla fine dell’incontro, che potrà avere una durata variabile a seconda della risposta e delle necessità (minimo due ore), lasceremo a ognuno una cartolina di grande formato della Zona grigia, su cui ciascuno, potrà scrivere il proprio punto di vista sulle Zone grigie che quotidianamente vive e incontra. La cartolina potrà essere spedita alla Scuola di Pace di Monte Sole dove sarà custodita e inserita in un Archivio della Zona grigia che sarà consultabile e visibile per coloro che visiteranno i luoghi della memoria di Monte Sole.

La Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, nata nel 2002 ha sede legale, direzione e struttura operativa nel Parco Storico di Monte Sole, istituito con legge della Regione Emilia Romagna nel 1989, ed ha lo scopo di promuovere iniziative di formazione ed educazione alla pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la convivenza pacifica tra popoli e culture diverse, per una società senza xenofobia, razzismo ed ogni altra violenza verso la persona umana ed il suo ambiente.

SCHEDA PER LE SCUOLE

 


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